Carife, il bilancio 2014 in aula contro Bankitalia
L’ex revisore citerà l’uso della fiscalità differita: commissariamento evitabile? Il 15 ottobre prima udienza sul maxi-risarcimento, il rischio rinvio è molto alto
FERRARA. Comincia a metà ottobre e finirà chissà quando, diversi anni sicuramente, la sequenza di appuntamenti nelle aule di tribunale di mezza Italia che dovranno confezionare la verità giudiziaria sul commissariamento della Cassa di Risparmio di Ferrara. È certo che, per quella data, la sorte della banca sarà già definita e il commissariamento in sé un ricordo lontano, ma quanto uscirà dal groviglio di cause e controcause civili che vedono in prima fila gli ex amministratori da una parte, e Bankitalia più commissari dall’altra, avrà delle conseguenze non solo sul racconto storico di questa vicenda, ma anche sulle casse di corso Giovecca e le tasche degli azionisti.
La cronaca, del resto, si è già intrecciata con uno di questi procedimenti giudiziari, il ricorso Malfaccini contro il commissariamento: il 2 dicembre, di fronte al Tar del Lazio, l’ex sindaco revisore potrà infatti utilizzare la risposta data dal commissario Antonio Blandini ad una sua domanda, all’assemblea del 30 luglio, a proposito dell’utilizzo della fiscalità differita nei bilanci della banca. «Sì, l’abbiamo usata» affermò Blandini per il bilancio biennale 2013-14, fieno in cascina per la tesi di Malfaccini secondo la quale sarebbe stato possibile applicarla anche al bilancio 2012, con il passaggio del patrimonio di vigilanza da -60 a +27,5 milioni di euro, e il conseguente venir meno della motivazione principale del commissariamento.
In ordine di tempo, però, è il maxi-risarcimento richiesto dai commissari a 30 ex amministratori e alla società di revisione Deloitte&Touche, a presentarsi in aula per primo. Il 15 ottobre il Tribunale delle imprese di Bologna inizierà infatti a dibattere sul “conto” da 309 milioni di euro, ridotti a 100 già prima di cominciare per ragioni di economia processuale, imputato ad una presunta mala gestio della banca, nel periodo 2007-2013. Gli ex amministratori non hanno una linea difensiva unica, viste le posizioni e le “imputazioni” differenziate, ma parecchi di loro hanno scelto di appoggiarsi al maxi-studio Galgano di Bologna, specialista in questo genere di controversie. Si prevedono tempi lunghi, per la complessità della causa e per l’intasamento del neonato Tribunale delle imprese: il rischio di partire con un rinvio è concreto, visto che le assicurazioni degli ex amministratori potrebbero costituirsi in giudizio.
Il terzo e ultimo fronte Bankitalia-ex amministratori, questa volta, si dispiegherà tra fine ottobre e fine novembre, con le udienze alla Corte d’appello di Roma sui ricorsi contro le sanzioni post-commissariamento. Si tratta del milione e passa di euro da dividere in parti non esattamente uguali tra le figure al timone della banca nella primavera 2013, poiché gli ex consiglieri con due mandati consecutivi alle spalle sono stati sanzionati con 104mila euro; quelli con un solo mandato devono rispondere per 69mila euro, come pure l’ex direttore generale, mentre i sindaci revisori allora in carica fronteggiano la richiesta di 34.500 euro a testa. Tutti hanno fatto ricorso, la lista di chi ha comunque versato la sanzione nel frattempo si è allargata rispetto al solo Malfaccini, che aveva subito regolarizzato la sua posizione per non lasciare ombre sul suo ricorso anti-commissariamento. È cresciuta l’attesa di possibili sviluppi della sentenza della Corte europea del diritto dell’uomo a proposito del fatto che la Consob non poteva essere ente sanzionatore e giudice dei primi ricorsi, come fa anche Bankitalia.
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