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La pastiglia tranquillante si sgretola

La pastiglia tranquillante si sgretola

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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Ergastolo. Lo rischiano e lo meritano gli assassini di Pierluigi Tartari. Per la bestialità, per le loro personalità, per il valore nullo che hanno dato alla vita dell’elettricista pensionato di Aguscello. Botte mortali per due paia di scarpe, paccottiglia cinese, qualche prelievo bancomat. Marco, fratello della vittima, ha classificato gli omicidi al sordido livello di “ignoranti fottuti”. E molti sono i cittadini che hanno commentato la vicenda la quale ancora paralizza Ferrara e conta banditi in fuga.

Graziano Gruppioni venerdì mi ha scritto che “non possiamo nemmeno pensare che poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti di polizia locale siano robot, dobbiamo capire che la posta in gioco sta diventando molto alta. La politica dello struzzo rischia di travolgerci, l’indifferenza può essere il nostro peggior nemico”. Gruppioni - noto venditore di libri vecchi e antichi - ha portato il suo e il nostro pensiero nel canale buio di un interrogativo: chi garantisce la sicurezza nelle nostre case e delle nostre cose?, e io aggiungo: quali sono gli antidoti all’evoluzione di un furto in rapina; la trasformazione di un balordo in violento; di un colpo in appartamento in omicidio?

L’assassinio di Aguscello con tutte le sue dinamiche ha rotto i confini consolanti con i quali abbiamo voluto rubricare le varie criminalità. Sta di fatto che le persone arrestate per la morte di Tartari hanno precedenti piccoli, inosservati, da purgatorio: furti di biciclette e colpi in abitazione per arraffare quel che c’è da arraffare: bottini da disperati. Sono le stesse persone che erano qui, in città e in provincia, a fare selfie in corso Martiri o ritratti affettuosi con mamma loro dentro il Castello Estense. Convivenza ordinaria. Erano tra noi.

L’assassinio di Pierluigi Tartari costituisce l’esito più temuto, nefasto e prevedibile del fenomeno delle rapine in casa. La differenza è che ad Aguscello la sera dell’8 settembre, qualcosa è andato storto e tutto è precipitato. Poteva succedere alla signora di Mesola che è rimasta per due giornate legata al letto con una fascetta da elettricista, e se l’è cavata. Poteva succedere al padre e alla figlia sequestrati in casa a Coronella. Poteva capitare al prete di Gaibanella che è stato affrontato dai banditi in canonica. Poteva farne le spese la famiglia di Codigoro presa a botte.

Vado avanti? No, perché altrimenti si sgretola la pastiglia del tranquillante, quello messo in campo da chi descrive questi fatti come "casi isolati". No, perché altrimenti carburo la protesta pronta di parti politiche che con la “nera” e la “nerissima” vivono di rendita. La verità va scritta tutta. Gli “ignoranti fottuti” dipinti da Marco Tartari avranno pur dentro il vuoto pneumatico, ma sanno perfettamente quali rischi corrono, se non esagerano. Sanno. Un colpo in casa con il proprietario minacciato e aggredito (non più di tanto) è classificato come rapina aggravata. La legge prevede che le aggravanti possono andare in equivalenza con le attenuanti generiche. Mi spiego: le aggravanti finiscono per bilanciarsi con le attenuanti. Basta che un imputato sia incensurato o risulti essere stato responsabile di reati di poco conto, e la rapina è degradata a semplice. Il codice penale prevede una pena di 3 anni.

A questo punto l'imputato chiede il rito abbreviato o il patteggiamento, e scatta lo sconto: gli anni diventano 2. La condanna s'ammoscia non appena il condannato chiede una misura alternativa al carcere, ovvero l'affidamento ai servizi sociali. Fine. Ne consegue che anche ai rapinatori del genere “ignoranti fottuti” - se non ci scappa il morto - possono immaginare questo lieto fine (per loro). Credo sia significativo, quindi, guardare oltre la cronaca quotidiana. È il tempo di finire di cianciare sulla “percezione della sicurezza”. Ciò che i ferraresi subiscono non è un fatto sensoriale, e quindi non tollerano più la pastiglia tranquillante. È giusto superare l'idea - messa a fuoco da Gruppioni - che le forze dell'ordine siano dei robot. Polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili urbani sono quotidianamente mortificati. Mettetevi nei loro panni: fermano, rischiano, arrestano le identiche persone che ritroveranno la sera dopo nello stesso luogo e impegnate nelle stesse attività. I magistrati, infine, applicano la legge, quella legge. Scrive Gruppioni che “l’indifferenza è il nostro peggior nemico”. Devo correggere il libraio. Il controllo del territorio invocato dalle autorità perché i cittadini custodiscano i quartieri, ritornino in piazza, stiano in strada, è pura retorica. È un ripiego. Come la pretesa di immaginare i sindaci-sceriffo o le retate notturne con esiti ripulenti. È la classe politica nazionale - occupata nell'altrove - che dovrebbe mettere mano alle leggi, non fornire a certe formazioni politiche la gestione propagandistica delle emozioni, che dovrebbe consegnare alle forze dell’ordine e ai magistrati antidoti certi e immediati. Ecco, quella della politica è indifferenza aggravata.

s.scansani@lanuovaferrara.it

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