«Una polizia internazionale serve»
Sofri parla di guerra ma non replica ai contestatori: lascio pure i post ‘assassino’
«Ossessionati» dalla guerra anti-Isis, ed in particolare dalla sorte dei popoli, dai curdi agli yazidi, che si trovano sulla strada di quei «farabutti». Così li chiama Adriano Sofri, uno dei due «non giornalisti, forse si possono chiamare comunicatori» li ha definiti Marino Sinibaldi (Raitre), ai quali è stato chiesto di chiudere ieri pomeriggio l’edizione 2015 di Internazionale. L’altro era Zerocalcare, al secolo Michele Rech, il fumettista militante («parlo la lingua di quelli che ancora chiamo compagni») che ha fatto conoscere agli italiani la resistenza dei curdi della regione di Kobane «non solo gli orrori della guerra, ma le cose belle che stanno costruendo laggiù: emancipazione della donna, non solo guerriera, diversa distribuzione del reddito, niente depredazione del territorio. Si dice depredazione, vero? Sto cercando di parlare bene perché di fronte a questo teatro...». L’Abbado, stipato come sempre con code che arrivavano fino al McDonald’s per questa chiusura, ha salutato i due con applausi scroscianti, forse un “risarcimento” per l’accoglienza Fdi a suon di striscioni insultanti e falsa laurea in “scienze del plagio e del crimine” a Sofri. Lui non ha commentato nè da palco nè su richiesta dei giornalisti, «lascio su Facebook tutti i post che mi danno dell’assassino» è stato l’unico riferimento nei confronti di chi è solito ricordagli la sua vicenda giudiziaria.
Come tutti coloro che partecipano per la prima volta al festival, anche Sofri è rimasto colpito da quanto ha vissuto: «Mi sono entusiasmato, è vero, a vedere la lunga coda di giovani per partecipare ad un dibattito... sulla Bielorussia», e ha snocciolato il meglio delle sue analisi sulla guerra all’Isis, i «pipponi» come li ha chiamati Sinibaldi. «Qui non si tratta di esportare la democrazia, ma di fermare carneficine, genocidi: i bombardamenti Usa hanno evitato quello yazida. E una polizia internazionale serve, nonostante i devastanti effetti collaterali». Altre pillole: il prezziario delle donne yazide acquistabili dai guerriglieri Isis, l’articolo di Le Monde che rivela i progetti Samsung per robot-soldato armati fino ai denti in grado di scegliersi da soli gli obiettivi.
Per Zerocalcare, che pure confessa d’informarsi solo attraverso la rete di conoscenze dei social network («ma mi vergogno di non leggere giornali»), la carta stampata resta l’unico strumento che spinge ad approfondire: «Chi fa il gesto di comprare un giornale si predispone a dare attenzione, su Internet questo non esiste».
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