Argenta, non vede un decreto e si ritrova fuori di casa
L’ex albergatore e barista Marco Lenzi sfrattato ieri dall’alloggio Acer La rabbia della sorella: «Ormai ha perso tutto. Trattato come un delinquente»
ARGENTA. Marco Lenzi è un volto conosciuto ad Argenta: classe 1960, in passato ha gestito l’Hotel Villa Reale, poi un bar, prima di conoscere la crisi. Una crisi profonda, che parte dall’assenza del lavoro e passa per quella psicologica. Da ieri a questa situazione si è aggiunta lo sfratto e forse ha ragione la sorella maggiore Viviana quando dice che a questo punto a Marco è stata tolta anche la dignità.
Il caso è stato segnalato dal Sunia e riguarda lo sfratto di Marco Lenzi dall’alloggio popolare che occupava in via XXV Aprile, ad Argenta. Una situazione di indigenza esplosa quando Marco non ha ritirato il decreto di sfratto inviatogli da Acer, opponendosi legalmente quando ormai erano scaduti i termini. E così ieri le forze dell’ordine sono intervenute per condurlo fuori da quella che lui riteneva la sua abitazione, come ci racconta proprio la sorella Viviana: «Viveva lì da oltre dieci anni - spiega -, l’aveva ristrutturata ricevendo solo un piccolo rimborso, l’aveva sempre tenuta pulita, così come il cortile della palazzina. Il suo errore è stato sottovalutare l’unico avviso ricevuto e quando siamo andati dall’avvocato era ormai troppo tardi. È colpa della nostra ignoranza, ma le persone non si trattano a questo modo».
Lenzi è stato sposato, ha due figli maggiorenni e tre sorelle e l’Acer ha ‘consigliato’ una di loro ad accogliere il fratello: «A dire il vero me l’ha ordinato - aggiunge Viviana -, ma Marco non è un oggetto. Io ho un appartamento troppo piccolo, forse i figli potrebbero prenderselo, però mio fratello vuole quella che ritiene la sua casa, non è un oggetto da spostare dove vogliono gli altri. Quando è rimasto senza lavoro si è appoggiato completamente a nostra madre, ma con la sua morte ha di fatto perso tutto e ora dorme in auto».
Inizialmente l’alloggio di Lenzi era stato chiuso, ma lui è entrato da una finestra, finché ieri non è arrivato lo sfratto: «Una cosa incredibile - racconta la sorella -, c’erano una decina di persone fra agenti e responsabili di Acer, non ce ne sono così tante neppure per il peggiore dei criminali. Abbiamo chiesto aiuto al sindaco (Fiorentini ieri non ci ha risposto, ndr), nella stessa palazzina dove vive Marco ci sono alloggi vuoti, ma ci è stato risposto che i termini sono scaduti ed il procedimento è andato avanti. Mio fratello è onesto, merita un altro trattamento».
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