Era un ladro-acrobata È diventato un assassino
Storia di Ivan/Huber, conosciuto a Ferrara da oltre 20 anni Rubava nelle case già ai tempi della lira. Oggi dormiva nei sotterranei di Cona
FERRARA. Oggi è accusato di omicidio, per aver ucciso Pierluigi Tartari, per una manciata di euro. Ieri, invece, tanti anni fa a Ferrara, era stato arrestato e processato diverse volte per furti in appartamenti e altri colpi da balordo. Ivan Pajedk oppure Huber Sandor o come lui si faceva chiamare in tanti altri modi (alla polizia dicono che sono tanti gli alias delle segnalazioni e negli archivi a suo riguardo) è comunque conosciuto da tutti a Ferrara, come Uber (senza H), poichè vive in città da oltre 20 anni, e qui rubava da quando c’era ancora la lira, per collocare temporalmente il tanto tempo fa.
Uber/Ivan ripuliva appartamenti e portava via va valori anche a 3 milioni a botto, non poco a fine anni ’90. Non è dunque, lo straniero che tutti credono sia, anzi: «ferrarese» più di tanti altri visto che i suoi colpi risalgono al lontano 1997, ma allora era conosciuto solo come il ladro-acrobata, che si arrampicava sui muri, entrando dai balconi di casa e razziando ciò che trovava, addirittura usando un attrezzo che aveva inventato e sperimentato nei suoi colpi: un’asta con rampino per attaccarsi alle ringhiere dei balconi, tirarsi su e razziare le case.
Era un ladro di appartamenti, oggi diventato un assassino, Ivan Pajdek, il 51enne che all’anagrafe è nato in Croazia, che ha trascorsi in mezza Europa dove è vissuto tra Slovacchia, Ungheria e forse Austria, ma che a Ferrara è conosciuto dal popolo dei balordi come lui e che vive di espedienti e tanto altro, solo come Uber. Ma senza la H. E così almeno indicano tutti i testimoni e le fonti negli atti dell’inchiesta. Perchè in realtà nelle schede e nelle foto segnaletiche dalla Polizia, Uber con la H compare spesso e diventa Huber Sandor, un giovane classe 1970, che dopo gli arresti diceva di essere austriaco, mentre oggi le schede di polizia lo danno a metà tra Ungheria e Slovacchia. Un caos di identità generato dai tanti nomi e soprannomi che indicava e le varie date di nascita che sparava a capocchia.
Era tutto inventato come i tanti alias con cui lo hanno conosciuto negli archivi della polizia cittadina. L’ultimo nome, quello di Ivan Pajdek, croato-slovacco, classe 1964, è quello con cui lo hanno arrestato in Slovacchia, sabato pomeriggio scorso: «Non sono io la persona che cercate», ha tentato vanamente di dire ai poliziotti. In Slovacchia era finito e finiva spesso, ma la sua vera casa era qui a Ferrara dove ha vissuto negli ultimi 20 anni di espedienti, come sbandato, come balordo, diventato oggi pericoloso, abbiamo visto perchè. Uno dei quei «fottuti ignoranti», la banda di tre, che ha ucciso per una manciata di euro e che dopo tre settimane di indagini sono tutti e tre in carcere.
Nelle sue scorribande, si portava dietro ragazzini sbandati come lui, ma con l’attenuante anagrafica di avere meno della metà dei suoi anni: Constantin Fiti, 22enne e Patrik Ruszo, 19enne. Con Fiti, Uber divideva tutto, e lo hanno trovato spesso in auto insieme, quella Alfa 156 ricorrente in tanti atti giudiziari del caso Tartari (e non solo). Assieme, sbandati come tanti, hanno anche dormito dentro il Sant’Anna di Cona: nel marzo scorso, ad esempio, il giovane Fiti e Huber Sandor/Ivan Pajdek, erano stati fermati, controllati e identificati dagli addetti della sicurezza dell’ospedale perchè beccati che dormivano nei sotterranei. Contrariamente a quanto hanno detto tanti, li trovavano comodi.
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