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«Non posso credere all’orrore straziante di quei poveri corpi»

«Non posso credere all’orrore straziante di quei poveri corpi»

Una telefonata della sorella dell’uomo che vive in Francia Il cugino ha suonato e bussato ma nessuno rispondeva

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MESOLA. Il primo a vedere l'orrore portato dalla tragedia familiare che si è consumata, presumibilmente tra domenica e lunedì, è stato un cugino di Mohammed Amine. A raccontare come si è arrivati a scoprire la tragedia lo stesso cugino di Mohammed ed una vicina di casa che ha assistito, da fuori, davanti all'ordinata villetta a schiera, la terza dall’inizio della strada, che si trova in via Alfonso II d'Este.

«Da domenica la sorella di Mohammed che vive in Francia - spiega la vicina di casa - ha provato a contattare il fratello, senza ottenere risposta. Preoccupata stamane (ieri per chi legge ndr), mi ha detto di andare a vedere che fosse tutto ok. Arrivato alla villetta del cugino l'uomo ha bussato e chiamato, senza ottenere risposta, a quel punto la vicina di casa gli ha detto di chiamare i carabinieri. Il cugino - ha detto la donna - ha chiamato i carabinieri, che sono arrivati subito, ma anche loro non hanno avuto risposta alle chiamate, a quel punto, sospettando il peggio sono stati avvertiti i vigili del fuoco, che hanno sfondato la porta e nelle camere da letto, la tragedia, l'orrore, padre e figlia morti. Il cugino è salito a vedere, è sceso sconvolto».

«Ho visto l'orrore - ha detto l'uomo - non posso ancora credere a quello che ho visto, cosa può aver mai spinto mio cugino a compiere un gesto simile?»

Una zona, di Mesola, dove si conoscono tutti e dove la famiglia Amine era conosciuta e benvoluta, in quella villetta vivevava da una dozzina di anni e si erano fatti ben volere da subito, entrambi grandi lavoratori, con una bambina dolce e bellissima, che anno dopo anno diventava donna».

La notizia della tragedia si è diffusa in fretta, anche grazie alla velocità dei social network e dei cellulari, raggiungendo la comunità islamica di Basso Ferrarese e Polesine e nel giro di poco, la tranquilla via mesolana si è riempita di parenti, amici, conoscenti della famiglia Amine, in tutto una trentina di persone.

Tra i vicini di casa qualcuno ricorda di aver visto Ishrak (il cui nome in italiano significa "Sorgere") in cortile, domenica mattina, di aver ricevuto da lei un saluto di buongiorno. Come sono andate veramente le cose lo sanno solamente padre e figlia e la loro morte ha aperto un baratro nell'anima di Zachya. una tragedia che al momento non sembra avere alcun senso.

Maria Rosa Bellini

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