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Fiori e pupazzi davanti alla villetta

 Fiori e pupazzi davanti alla villetta

Grande cordoglio per una vicenda che ha colpito la comunità

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MESOLA. Il giorno dopo la tragedia dell'omicidio suicidio a Mesola e in tutto il Basso ferrarese ma anche nel Veneto, in particolare ad Adria in Polesine e a Chioggia dove Mohammed lavorava, non si parla d’altro. Dopo l’interrogatorio di Zachja, madre di Ishrak e moglie di Mohammed Amine il puzzle investigativo sembra essere chiaro. La coppia era in crisi tanto che erano state avviate le pratiche per la separazione e Mohammed non voleva accettare questa situazione. Sarebbe questa la motivazione del gesto che ha armato la mano di un padre che ha sparato, uccidendola, la propria figlia ventunenne, per poi rivolgere l'arma verso se stesso, togliendosi la vita. Davanti alla villetta della famiglia Amine in via Alfonso II d’Este sono stati deposti mazzi di fiori e un pupazzo mentre la comunità islamica del Basso Ferrarese e del vicino Polesine sta pregando per Mohammed e Ishrak. Una famiglia operosa e laboriosa che non aveva problemi di natura economica con Mohammed impegnato nella sua attività in campo ittico e con la moglie che prestava servizio a ore in varie famiglie della zona nel campo delle pulizie domestiche. Un gesto che in pochi secondi ha spazzato via la sua famiglia, che tutti in paese giudicavano serena, tranquilla.

«Ho visto la ragazza nascere e crescere - ricorda una donna residente in via Roma a Mesola - la famiglia è stata mia vicina di casa per diversi anni, prima di trasferirsi nella villetta di via Alfonso II d’Este 1 che avevano acquistato circa una decina di anni fa. Anche se si erano trasferiti ho continuato a vederli in paese ed ho visto Ishrak trasformarsi da bambina a bellissima ragazza. Sono sconvolta, era una famiglia così unita. Mi chiedo cosa possa essere successo per portare un padre a compiere un gesto simile nei confronti della figlia che amava tantissimo e poi uccidere anche se stesso».

Maria Rosa Bellini

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