La Nuova Ferrara

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«Quella notte davanti al cadavere di Tartari»

di Daniele Predieri
«Quella notte davanti al cadavere di Tartari»

Il capo della mobile, Crucianelli: andammo al casolare, vidi la sagoma a terra Capimmo che erano spietati, senza scrupoli. Tutti presi grazie ai miei ragazzi

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«Avevamo detto che li avremmo presi tutti e così è stato, chiudendo il caso di cronaca nera più brutto degli ultimi decenni». Potrebbe farlo, usare gli aggettivi più scomposti e d’impatto per raccontare cosa ha visto, vissuto, sentito in quasi un mese di indagini per l’omicidio di Pierluigi Tartari. Andrea Crucianelli, dirigente 40enne della squadra mobile della polizia si confida sul caso Tartari, «che ha messo in luce la crudeltà di queste persone». Lo fa con il cronista quasi a voler condividere dolore e amarezza accumulati in questo mese, parlando della «barbarie» di questi balordi pericolosi che hanno ucciso, sappiamo per cosa, non ancora perchè.

«Fin dai primi momenti ci siamo trovati di fronte ad uno scenario non comune, entrando nella casa di Tartari ad Aguscello, quel giorno (11 settembre, ndr). Ricordo che si parlava di scomparsa, poi dentro la casa capimmo che c’era di più. Venni chiamato in ufficio, mi dissero che c’era sangue a terra, tutto a soqquadro e giunti in casa ci chiedemmo perchè non fosse lì la vittima della rapina, che c’era stata visto la porta forzata di sopra: di lui, di Tartari non c’era traccia. Non è mai capitato in rapine in casa: capimmo che eravamo di fronte a personaggi molto pericolosi perchè imprevedibili, spietati e senza scrupoli. Ne abbiamo avuto conferma, dopo e purtroppo, per ciò che hanno fatto al povero signor Tartari».

Lei lo aveva promesso alla città, in modo liberatorio dopo l’arresto di Patrik la settimana scorsa con quel «li prenderemo tutti», che è stato di buon auspicio. Mancano, però, altri, i complici coinvolti nei casi di questa estate che hanno purtroppo una matrice comune con Aguscello. «Posso dire che ce la metteremo tutta, che sono in corso altre indagini per altre rapine e stiamo procedendo per il verso giusto: sì - risponde incalzato dal cronista- anche qui li prenderemo tutti». Li avete presi perchè dietro le indagini c’è stato un lavoro massacrante , degli ispettori della mobile che lei dirige. «Non ho parole per descrivere il loro contributo, il lavoro che hanno fatto tutti, una attività eccellente senza precedenti, visto che per 20 giorni questi ragazzi hanno praticamente vissuto in ufficio». «Poliziotti - aggiunge Crucianelli - che hanno raggiunto risultati investigativi eccezionali in breve tempo, a loro va la riconoscenza e non finirò mai di ringraziarli per ciò che hanno fatto». Chiudendo tutti gli accertamenti, la raccolta di riscontri in vista del processo che verrà. «Lo attendiamo, ma al momento il caso è chiuso, un caso che è stato il più difficile mai capitato nella mia carriera e quella di tanti altri poliziotti». Una indagine in cui vi sono stati momenti brutti e belli, come accade sempre. I suoi? «Il momento più brutto, lo ricordo, sabato 26 settembre, all’1.30 di notte (Patrik era stato arrestato da poco, e aveva indicato il tugurio dove si trovava Tartari, ndr). Siamo usciti con i ragazzi della mobile e Patrick a fianco, siamo andati dentro il casolare: non dimenticherò il momento in cui ho visto la sagoma di Tartari, riverso a terra. Ci siamo resi conto in quel momento, lì in quel posto (notte fonda, poca luce, odori insopportabili, ndr)che tutte le nostre speranze, che inconsapevolmente avevamo avuto per trovarlo vivo, erano cadute, spazzate via da quella sagoma immobile».

E il momento più bello? «E’ sempre l’ultimo, in questo caso l’arresto di Huber: il momento della telefonata dal Servizio Centrale Operativo (lo Sco di Roma, la super-polizia)quando ci hanno detto che la polizia slovacca aveva fermato Huber: “l’abbiamo preso” dicevano. Sì, finalmente l’abbiamo preso, noi».

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