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Abusi su una bambina Condanna confermata

Abusi su una bambina Condanna confermata

Anche la Corte d’Appello ha riconosciuto le responsabilità dell’imputato L’uomo, cinquantenne, era un vicino di casa della nonna della vittima

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Gli hanno concesso l’attenuante dell’essere incensurato, ma questo non ha scalfito la gravità del reato e la condanna, seppur diminuita, è stata confermata. Due anni e quattro mesi di reclusione - contro i tre anni e quattro mesi inflitti in primo grado - è stato il conto che la Corte d’Appello di Bologna ha presentato a un cinquantenne della provincia di Ferrara, riconoscendolo responsabile di abusi sessuali su una bambina di otto anni.

Per la famiglia della piccola, costituita parte civile attraverso l’avvocato Paola Zavarini, è stata confermata anche la provvisionale di 20mila euro come risarcimento in sede penale.

I fatti contestati all’imputato risalgono al 2009 in un paese del Ferrarese. L’uomo vive con l’anziana madre all’interno di una corte in cui abitano anche la nonna della bimba e una terza vicina di casa. È proprio quest’ultima, durante le frequenti visite della piccola alla nonna, a notare che qualcosa non va nell’atteggiamento del vicino verso la bambina, e ad avvertire la madre. La donna a sua volta prova a sondare nell’animo della sua bimba, e le risposte che riceve sono quelle che non avrebbe voluto sentire.

I genitori si rivolgono alla magistratura, e la denuncia si rafforza con l’audizione protetta della bambina, in incidente probatorio alla presenza di una psicologa infantile, che considera le dichiarazioni, corredate da particolari verificabili sui luoghi dell’abuso, veritiere. L’uomo finisce così a processo: è accusato di aver trascinato per un braccio la bambina nel garage di casa, e averla palpeggiata.

Il processo si celebra nel 2012 con rito abbreviato (quindi con il beneficio di uno sconto di un terzo sulla pena) e il giudice lo condanna a tre anni e quattro mesi, non considerando l’attenuante dell’incensuratezza dell’imputato. Attenuante che invece è stata applicata dalla Corte d’Appello, che ha comunque ritenuto valido l’intero impianto accusatorio e condannato l’uomo a 2 anni e 4 mesi.

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