Ferrara, la mamma ritira la figlia, l'assistente down torna al lavoro
Il caso lanciato da la Nuova Ferrara: oggi la ragazza accolta a braccia aperte da tutti, anche dai bimbi.
E l'assessore Felletti spiega. "Visiterò la struttura, esempio di accoglienza e rispetto della diversità"
FERRARA. E’ andata a scuola, oggi, come accade ogni giorno da tempo, a lavorare come assistente nell’asilo nido, privato, che si trova alla prima periferia della città. La ragazza è stata accolta a braccia aperte, da tutti, anche dai bambini. “Protetta”, però dal rumore innescato dalla storia di cui è diventata indiretta protagonista: per la sua presenza nell’asilo - aveva segnalato la direttrice della struttura - una mamma aveva ritirato la figlia di 10 mesi, in inserimento da pochi giorni, proprio perchè c’era «quella ragazza lì», con la sindrome di down
La stessa direttrice, come si è appreso oggi, è in realtà la sorella dell'assistente con la sindrome di down che lavora nell’asilo provato, in un piccolo nido che accoglie sette bambini. Una struttura privata - ricorda l’assessore all’istruzione del comune di Ferrara, Annalisa Felletti, sulla quale il Comune ha solo competenza sull’autorizzazione all’apertura e che comunque, spiega l’assessore, «visiterò presto poichè è un esempio di come oggi in un momento così difficile si debbano affermare valori di accoglienza e rispetto della diversità ».
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La stessa famiglia della assistente down anche oggi è rimasta in contatto con il Cepim di Genova , il centro che opera da 40 anni in Italia offrendo servizio specializzato per la riabilitazione e l’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di Down. Il caso, come si ricorda, è scoppiato a Ferrara con la segnalazione da parte della direttrice al quotidiano la Nuova Ferrara della situazione, del ritiro della piccola solo perchè una delle assistenti ha la sindrome di Down, ma precisava la direttrice «con tutte le carte in regola per svolgere quel lavoro».
La mamma della bimba ritirata aveva ha iniziato il periodo di inserimento lunedì scorso condividendo la presenza con la sua bimba per un’ora e mezza il primo giorno e per due ore martedì. Ma ieri la mamma che avrebbe dovuto accompagnare la figlia per il terzo giorno di frequenza “parallela” ha invece chiamato l’asilo chiedendo, come poi ha riferito la direttrice «perché non le avevo comunicato che nel nido lavorava, come mi ha detto la signora al telefono, “quella ragazza lì” (circostanza di cui era invece al corrente)».
Si tratta di una ragazza di 37 anni, assistente in servizio per otto anni in una scuola della città e per sei in questo nido - spiegava sempre la direttrice - e qui al micro nido era arrivata dopo che il centro specializzato nell’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di Down, il Cepim di Genova, aveva approvato il progetto di inserimento al lavoro. La ragazza con la sindrome di down ha nell’asilo il compito di assistere le tre educatrici nella cura dei piccoli (ad esempio quando devono cambiare i bimbi che hanno fra 0 e 3 anni) e pulisce i locali. «Non gestisce i bambini (7 gli iscritti, ndr) che sono seguiti direttamente - sottolineava la responsabile - dalle educatrici». Anche ieri la direttrice ha avuto contatti telefonici con la mamma della bimba ritirata, senza entrare nel merito della vicenda, appianando solo questioni burocratiche.
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