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Caso Tartari, tempi accelerati per poter svolgere l’autopsia

Caso Tartari, tempi accelerati per poter svolgere l’autopsia

Gli atti notificati a Huber in Slovacchia: per l’estradizione potrebbero volerci anche tre mesi Oggi nuovo interrogatorio di Fiti. Ruszo confessa: eravamo noi anche a Mesola e Coronella

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FERRARA. L’atto di conferimento dell’incarico per l’autopsia di Pierluigi Tartari potrebbe essere notificato a Huber/Ivan direttamente in carcere, in Slovacchia, per accelerare i tempi di esecuzione degli accertamenti medico legali, e di conseguenza, la restituzione del corpo ai familiari che ancora attendono di poter dare sepoltura al loro caro. L’attesa per l’estradizione infatti potrebbe essere troppo lunga: fino a tre mesi, nel peggiore delle ipotesi, e da qui la decisione di consegnare la notifica direttamente in carcere, ricorrendo come “garante” a EuroJust - l’organo dell'Unione europea nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale - per validare l’atto e scongiurare nodi procedurali che (il caso Burci insegna) potrebbero poi venire al pettine davanti alla Corte di Cassazione.

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L’indagine di polizia e procura che ha portato all’arresto di Constantin Fiti, 22 anni, Patrik Ruszo, 19 e Ivan Pajdek/Huber Sandor, il cinquantenne croato/ungherese dai tanti “alias”, attende infatti ulteriori riscontri dall’esame autoptico, già fissato per il 6 ottobre e poi rinviato proprio a causa della cattura del terzo e ultimo ricercato per la rapina e l’omicidio del pensionato di Aguscello. Gli accertamenti medico-legali potranno dare risposte sulle circostanze del decesso della vittima, e stabilire prima di tutto se sia stato provocato dai colpi inflitti con un tubo di plastica dura, oppure da un malore. Elementi utili inoltre a cercare riscontri alla versione fornita da Patrik Ruszo, l’unico finora dei tre arrestati ad aver collaborato rispondendo alle domande degli inquirenti. Ruszo ha sostenuto che, quando fu portato nel casolare di via Pelosa, Tartari «era ancora vivo, si muoveva e cercava di liberarsi».

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 Il diciannovenne ha anche detto che i suoi due complici sono rimasti per dieci minuti da soli con la vittima, mentre lui era fuori a controllare l’auto, e di non aver più visto Tartari da quel momento. Nel corso dell’ultimo interrogatorio in carcere, Ruszo ha detto molto altro: ha confessato la sua partecipazione alle rapine di Mesola del 30 luglio e di Coronella il 5 agosto: nel primo caso una signora di 93 anni rimase legata e imbavagliata per due giorni, nel secondo padre e figlia restarono per cinque ore in balìa del banditi.

Ruszo ha chiamato in causa solo Ivan, senza nominare Fiti. Ma le sue dichiarazioni, univoche e non supportate da altre testimonianze, sono al vaglio degli inquirenti, per capire da chi effettivamente fosse composta la banda responsabile di quei due colpi, e se ci fosse anche il “quarto uomo”, estraneo all’omicidio Tartari, ancora ricercato. Tace, finora, Constantin Fiti, accusato inizialmente solo di ricettazione e poi, dopo la confessione di Ruszo, anche di rapina e omicidio. La possibilità di fornire la sua ricostruzione dell’agguato si presenterà proprio oggi, con il secondo interrogatorio in carcere.

 

 

 

 

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