«Collaboriamo alla sicurezza»
I rappresentanti di Nigeria e Camerun hanno incontrato il questore
Ha avuto effetto l'appello del questore Antonio Sbordone ai rappresentanti delle comunità straniere dopo la maxi-rissa di dieci giorni fa in zona Gad.
Kelvin Jacob (Nigeria) e Nanfack Zambou Sylvain (Camerun) hanno incontrato la scorsa settimana la responsabile dell'ufficio immigrazione Michelina Pignataro e lo stesso capo della polizia. Dal faccia a faccia è scaturita una serie di impegni per i prossimi mesi per garantire sicurezza nella zona Gad e non solo.
«Dalla questura ci hanno chiesto di lavorare sulla comunicazione - raccontano i presidenti delle due comunità africane a Ferrara -. Nel corso di una riunione comune dei due gruppi parleremo delle problematiche che ci sono, diremo basta coi comportamenti sbagliati. Il punto è uno: se l'immigrato chiede rispetto, deve anche saper rispettare chi lo ospita». Un principio fondamentale, da applicare nella realtà.
Jacob a breve andrà al centro di accoglienza di Pontelagoscuro: vuole incontrare i profughi arrivati con Mare Nostrum, aiutarli ed educarli su come si vive in un paese straniero. "Dirò loro che non devono spacciare", spiega senza mezzi termini. Il problema della droga esiste, non viene negato. "Ma non tutti vendiamo droga - sorride il nigeriano - e non tutti i neri che vanno in bicicletta vicino alla stadio sono spacciatori. Tanti di noi sono in Italia da 15 anni senza aver commesso nessun reato. Non siamo poliziotti o giudici, ma penso che chi causa problemi spesso non abita nemmeno a Ferrara o comunque è qui da poco". Persone quindi "sciolte", sconosciute agli immigrati da tempo in città.
Per ciò che concerne la rissa da cui aveva preso le mosse il questore, scatenata da un ananas non pagato, i due capi delle comunità africane vogliono puntualizzare una cosa: "All'inizio - sostengono - il conflitto ha riguardato due persone, poi sono arrivati loro amici. Soprattutto teniamo a precisare che non c'è una guerra tra nigeriani e camerunensi: siamo sempre stati insieme, talvolta si tengono messe comuni, in fondo arriviamo tutti dall'Africa subsahariana". "Io credo in questa città - conclude Zambou Sylvain - e nella tolleranza. Mi scuso del fatto che i ferraresi possano avere avuto qualche problema: chiedo loro di portare un po' di pazienza. Proveremo a cambiare le cose, sperando di portare qualche risultato".
Fabio Terminali
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