È finito il fermo biologico Pesca, bilancio discreto
Comacchio, la conferma arriva dal presidente della cooperativa Felletti Ma c’è un allarme: «Nel 2015 sono state demolite 10 barche, molti non lavorano»
COMACCHIO. Dal 7 settembre sono tornate in tavola le grigliate con il pescato dell'Adriatico, dopo il fermo pesca biologico durato 43 giorni consecutivi che, dal 16 agosto ha interessato le marinerie da Trieste a Rimini. Nonostante le diverse annate con il segno negativo, la stagione di pesca sembra essere partita con il vento in poppa, e la conferma arriva da Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e Grande Pesca: «Quest'anno abbiamo cominciato bene, con poche giornate di sospensione per il bel tempo prolungato e c'è di tutto – dichiara Felletti -, dalle triglie, ai gamberi, dalle seppie ai calamari, ma anche sgombri, canocchie e merluzzi».
Il fermo pesca biologico è stato introdotto nel 1988 allo scopo di far popolare i fondali, ma i pescatori ritengono il calendario ormai superato, in quanto numerose specie ittiche si riproducono in primavera e non a fine estate.
«Per le prime dieci settimane possiamo andare in mare dalle 23 della domenica sino alla mezzanotte del giovedì – spiega Felletti -, poi si aggiunge una giornata di pesca in più, perché dalle 60 ore settimanali divise in 4 giornate si arriva a 72 ore di pesca su 5 giorni». Il primo bilancio di stagione è dunque discreto, anche se «il pesce è ancora piccolo, perché si trova quello di misura ammessa alla vendita – sottolinea il presidente della cooperativa -, ma ancora non si trova quello di taglia superiore». Oltre alle norme comunitarie ritenute stringenti dal settore, come le taglie minime previste per la cattura, si assiste ad un altro fenomeno che è quello della grossa forbice tra i prezzi con i quali i grossisti si procacciano il pescato alle aste di mercato ed il costo effettivo a carico del consumatore degli stessi prodotti ittici. Ai pescatori attualmente le triglie vengono pagate circa 50 centesimi al chilo, ma il prezzo nelle pescherie oscilla tra i sei e gli otto euro, per le seppie si va dai 4 euro al chilo ai 12/14 euro per il consumatore e così via; per le canocchie da 6,50 euro al chilo ai 10 euro sui banchi di vendita. Periodo favorevole anche per la cattura del pesce azzurro, dalle sarde, alle acciughe, agli sgombri. Questi ultimi vengono corrisposti ai marinai 20 euro alla cassa, ossia 3,50 euro al chilo, ma nelle pescherie il loro prezzo oscilla dai 12 ai 14 euro al chilo.
«Quest'anno a Porto Garibaldi sono state demolite 10 barche con i contribuiti europei – conclude Felletti -, perché c'è chi con il protrarsi della crisi ha preferito prendere un'altra strada».
Katia Romagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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