Sanità e tagli, i farmacisti «Medicine? Il calo c’è già»
Federfarma: diminuite le prescrizioni di gastroprotettori e vitamina D Afm: trend iniziato sette anni fa, i valori delle ricette sono ormai al minimo
L’accordo “integrativo” taglia-farmaci è stato momentaneamente congelato all’Asl dalla diatriba fra Fimmg e Snami, ma gli effetti della scure sulla spesa farmaceutica non sono certo una novità.
«È da sette anni che il trend è in netto calo - interviene il direttore dell’Azienda Farmaceutica Municipalizzata (Afm) di Ferrara, Riccardo Zavatti - e le risorse sono ormai al minimo storico. Di questo passo non si potrà più parlare di sanità pubblica, di servizio sanitario nazionale, ma di sanità privata».
Ulteriori tagli, aggiunge, andrebbero a incidere sulla carne viva, considerando che «il valore della ricetta in Emilia Romagna è già ai minimi storici, inferiore di almeno un quarto rispetto a quello di regioni vicine come Veneto o Lombardia: non vedo cosa ci sia ancora da tagliare. Chi sostiene che una riduzione del 3% sia poca cosa (è l’ulteriore abbattimento dei costi chiesto dall’Asl per l’ultimo trimestre del 2015 per rispettare i parametri regionali, ndr), non tiene conto che andrebbe a erodere un valore già molto basso».
Ad accorgersene fin da ora, invece, sono proprio i pazienti come conferma il presidente di FederFarma Ferrara, Paolo Mantovani: «La stretta sulle prescrizioni ha già cominciato a farsi sentire, soprattutto per medicinali di largo consumo come i gastroprotettori e la vitamina D. I primi sono indicati per pazienti complessi che devono assumere tanti farmaci; la seconda viene utilizzata per l’osteoporosi e da malati che necessitano di cortisonici». Tagli che, sottolinea Mantovani, se possono rappresentare un “risparmio” nel breve periodo, avranno effetti negativi sulla prevenzione, con conseguenze antieconomiche: «Un paziente non trattato adeguatamente rischia di essere ospedalizzato, e alla fine l’abbattimento della spesa farmaceutica può tradursi in maggiori costi sociali».
A monte del contestato accordo taglia-farmaci, aggiunge Mantovani, c’è un’errata valutazione della spesa sanitaria da parte della Regione: «Alla provincia di Ferrara è stata attribuita una delle più alte spese pro-capite dell’Emilia Romagna, ma è stata presa in considerazione solo quella convenzionata. In altre province, al contrario, c’è un più alto tasso di ospedalizzazione. Insomma, noi curiamo di più il paziente a casa, ma anzichè essere premiati, siamo penalizzati». La preoccupazione fra i farmacisti, prosegue, è grande: «Noi questo accordo lo stiamo subendo, come categoria dovremmo fare una riflessione sulla profilassi. Veniamo da anni di continui tagli di risorse, tagli che vanno a incidere sui settori più sensibili, come istruzione e sanità. E a pagare sono sempre i più poveri».
Sia Zavatti che Mantovani, poi, concordano sull’importanza di promuovere i farmaci generici (o equivalenti), a lungo ingiustamente demonizzati, ma con lo stesso principio attivo, e dunque la stessa efficacia, rispetto al farmaci “di marca”. Un capitolo di risparmio su cui anche l’accordo “congelato” sta in parte puntando, con l’innalzamento fino all’87% del totale delle prescrizioni.
Alessandra Mura
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