Omicidio Tartari, Constantin non arretra: «Ad Aguscello non c’ero»
Nuovo interrogatorio a Fiti nel carcere di Ferrara: «Non ho niente da aggiungere». Versioni contrastanti, l’ago della bilancia potrebbe essere Huber
FERRARA. Niente da aggiungere, niente da modificare. Dal carcere dell’Arginone, dove è rinchiuso dal 22 settembre con l’accusa di omicidio e rapina, Constantin Fiti non si è lasciato scalfire dalla confessione di Patrik Ruszo, che lo addita fra i tre componenti della banda che aggredì Pierluigi Tartari e lo lasciò morente, legato e imbavagliato, in un casolare di via Pelosa. Fiti, interrogato di nuovo dagli inquirenti e assistito dal suo difensore Alberto Bova, ha ribadito di non aver nulla di diverso da dire rispetto a quanto dichiarato dopo il suo arresto, e si è così avvalso della facoltà di non rispondere.
La sua versione resta la stessa: lui ad Aguscello non c’era, quella tragica sera del 9 settembre; era invece in compagnia di Huber/Ivan (il “capo” in attesa di essere estradato dalla Slovacchia) e di Patrik Ruszo solo il giorno successivo, mentre facevano acquisti con il bancomat della vittima. Sa bene, Fiti, che la sua è una posizione più “fluida” rispetto a quella degli altri due arrestati. Da un lato c’è Ivan Paidek (alias Huber Sandor), ripreso dalle telecamere della Carisbo di via De Andrè quando, alle 21.37, preleva denaro al bancomat conoscendo il pin della vittima, ancora in balìa dei complici; dall’altro c’è Ruszo, che ha confessato la sua partecipazione all’agguato, pur cercando di smarcarsi dall’accusa di omicidio. E in mezzo c’è lui, Fiti, inguaiato dalle dichiarazioni di Ruszo.
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Il quale Ruszo,però, nega la presenza di Fiti in altri due colpi con il “marchio” della banda: quello ai danni di un’anziana ultranovantenne a Mesola (rimasta due giorni immobilizzata in casa) e quello di Coronella, con padre e figlia rimasti cinque ore ostaggio dei banditi. In questa contrapposizione fra versioni inconciliabili, e in attesa di riscontri concordanti, l’arbitro potrebbe essere rappresentato proprio da Huber/Ivan che una volta in Italia, se parlerà, potrà spostare l’ago della bilancia a favore dell’una o dell’altra ricostruzione. Se anche lui punterà il dito contro Fiti, metterebbe all’angolo il 22enne rumeno, che nei giorni successivi alla tragedia, mentre Ruszo e Huber si dirigevano verso il confine per scappare dall’Italia, ha continuato a rimanere a Ferrara, indossando le scarpe da ginnastica blu a strisce rosse comprate dai complici e leggendo i giornali al bar, come documentato da immagini girate da impianti di videosorveglianza. Negli stessi giorni, mentre prendeva disastrose lezioni di guida da Ruszo (danneggiando l’auto di Tartari, ancora ufficialmente solo scomparso), Fiti si sarebbe di nuovo dedicato alla sua “specialità”, i furti di biciclette. Tranquillità di chi ignora che è morto un uomo, per la difesa. Freddezza e sicumera da sciagurato criminale, per gli inquirenti.(a.m.)
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