Centesi Onesti, ora c’è il comitato
Mauro Bernardi guida il gruppo: «Denunceremo le bugie del sindaco Lodi»
CENTO. Volti vecchi e nuovi, nel Comitato Centesi Onesti. A parlare per tutti, Mauro Bernardi, affiancato da Alessandro Nocco, Marco Taddia, Mauro Zannarini, Giuseppe Gambetta, Corrado Farinetti. Temi: Palazzo Piombini e quelle che il comitato definisce «la bugie del sindaco Lodi e le amnesie del presidente Fortini». Riascoltando le parole del sindaco, dette in consiglio comunale il 30 settembre, in risposta al consigliere Magagna, Bernardi replica: «Questo comitato non è affatto anonimo, e il sindaco lo sa. Noi, solo alcuni dei tanti Centesi Onesti. In gran parte saremo in una lista che correrà alle prossime comunali». E in merito all'intervento di Lodi in aula, Bernardi è diretto: «Palazzo Piombini è una vicenda che sfocerà in un esposto che presenteremo nei prossimi giorni in Procura, Corte dei Conti, Guardia di Finanza e Prefettura. Prima il sindaco ci accusa di essere maleducati, un'onta per la comunità, poi è il primo a dare il cattivo esempio». Bernardi incalza poi sulle domande poste da Magagna in aula, sul costo per l'affitto e l'adeguamento del Palazzo ad uffici: «Il sindaco parla di validazione del prezzo d'affitto da parte dell'Agenzia del territorio. Ma questa pratica in Agenzia non esiste. La validazione del contratto e la congruità del canone le ha fatte il responsabile dell'Ufficio tecnico comunale». Sugli atti, richiesti, riferisce Bernardi è emerso poi che «non ci sono numeri di protocollo. Inoltre, le date di creazione dei file sono successive a quella dichiarate. Dal Comune poi non mi è mai stato consegnato il contratto definitivo. Per quale motivo, mi è stato negato? Dov'è la trasparenza? Con la delibera 191, la giunta ha approvato solo la bozza di contratto, con 4 pareri negativi del ragioniere capo per incertezze sui costi di trasformazione da appartamenti a uffici, e l'obbligo di ripristino a fine contratto. Tuttavia pare che l'indagine di mercato di cui parla il sindaco, non sia mai stata svolta».
A Palazzo Piombini, «uffici che non interessano ai cittadini, mentre quelli più frequentati sono decentrati. Nella delibera 186, si fa riferimento agli incontri tra proprietà e amministrazione».
Beatrice Barberini
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