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Cento, il premio Daniele Po a due giovanissime

Cento, il premio Daniele Po a due giovanissime

Cento, a Yasmeen Al Najjar (palestinese) e Taya Govreen Segal (israeliana) la nona edizione del riconoscimento

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CENTO. La nona edizione del premio internazionale Daniele Po va a due giovanissime: Yasmeen Al Najjar (palestinese) e Taya Govreen Segal (israeliana) che, nella striscia di Gaza, lottano ogni giorno per la pace.

Ad annunciare le vincitrici del riconoscimento internazionale promosso dall'onlus “Le case degli angeli di Daniele”, nell’anteprima centese del salone di rappresentanza della CaRice, è stata la presidente Nedda Alberghini che ha sottolineato: «Quella israeliano-palestinese è una polveriera che rischia di esplodere. È responsabilità di tutti. Una questione che l'Europa, l'Italia, deve affrontare».

Durante la serata prima è arrivato il saluto a nome della città di Cento del sindaco Piero Lodi, poi l'intervento dell’onorevole Luisa Morgantini che ha spiegato quanto sia difficile vivere in terra palestinese oppressa da un'occupazione militare israeliana dal 1967. Attiva nei Comitati popolari per la resistenza non violenta e protagonista nonostante la disabilità fisica della scalata del Kilimangiaro, Yasmeen Al Najjar ha raccontato: «Un tempo, il mio era un villaggio felice e tranquillo dove si coltivavano olive e noci. Poi l'esercito israeliano ha attaccato, bruciato e circondato il paese. La vita, come in tutte i paesi e le città palestinesi, è diventata un inferno. Viviamo la morte tutti i giorni. Dateci una mano a salvarci e salvare quel poco che c'è rimasto della nostra infanzia e dei nostri sogni. Vogliamo vivere in pace, nonostante le ferite, il dolore e la paura. Non ruberanno la pace dai nostri sogni, non uccideranno la primavera». Poi l’appello per la pace: «Aiutatemi a proteggere il villaggio e la Palestina, perché i bambini possano vivere, con tranquillità».

Una testimonianza forte con la speranza che «l’occupazione militare e la spirale di violenza cessi», hanno ribadito Alberghini e Morgantini nel presentare Taya Govreen Segal: «L’esempio della migliore gioventù israeliana». Taya ha raccontato di «aver aperto gli occhi sulla realtà del conflitto a 16 anni, partecipando ad un campo». Poi l'arrivo della cartolina dell'esercito, in un paese dove il servizio militare è obbligatorio per maschi e femmine. «Per me un dilemma morale: fare il servizio militare, scelta per me immorale o infrangere la legge per seguire la mia coscienza e la voglia di giustizia? Ho visto ciò che accadeva nei campi di concentramento in Polonia. Ho deciso di essere prima un essere umano, che un cittadino, e ho rifiutato di entrare nell'esercito. Il motivo: la contrarietà dell'occupazione militare nei territori palestinesi, qui i diritti umani vengono violati. Non si può accettare. Occorre reagire. Io l'ho fatto». Ieri a Bologna è andata in scena la cerimonia d'onore per la consegna del Premio. Poi le loro testimonianze entreranno nelle scuole. Incontreranno oltre mille studenti.

Beatrice Barberini

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