Immobili, nasce il modello Ferrara
L’accordo per valorizzare 13 luoghi eccellenti firmato da tre ministri Perni quadrivio e Tasso. Tra un anno verifica, soldi da trovare
FERRARA. La città estense ha messo il suo marchio su quello che promette di diventare uno dei fiori all’occhiello del governo Renzi, «un esempio dell’Italia che funziona» l’ha battezzato Stefano Bonaccini, governatore emiliano e conoscitore del modus operandi del premier.
L’Accordo per la valorizzazione di tredici aree e immobili di pregio di Ferrara e dintorni, firmato da ministri, agenzie governative e istituzioni locali ieri mattina alle 12, in Pinacoteca, non è il primo di questo genere (è stato anticipato da un mini-protocollo a Bari), ma è certamente l’unico veicolabile come macchina mangia-burocrazia. «So bene, per esperienza diretta, che gli amministratori locali rischiano l’esaurimento nervoso quando sono costretti al pellegrinaggio romano tra un’agenzia e l’altra per qualsiasi progetto - ha detto il ministro alla Cultura, Dario Franceschini - Su ogni immobile inserito nell’Accordo c’è un incrocio di competenze che può essere affrontato da un tavolo unico. È il modello Ferrara, funzionerà e saremo impegnati, orgogliosamente, a esportarlo in altre città». Ferrara ci guadagna perché «pezzi di un enorme puzzle diventano parti di un disegno organico - come ha spiegato il sindaco Tiziano Tagliani - Riusciremo così ad armonizzare il profilo urbanistico della città sotto il segno della sostenibilità, sviluppare la cultura e il turismo, migliorare la fruizione di beni pubblici e del patrimonio storico». Lo Stato, invece, risparmia affitti passivi (1,2 milioni all’anno, se andranno in porto tutti i punti dell’accordo) e si mette all’occhiello il fiore del recupero di ex aree militari e demaniali, «lo considero un dovere patriottico, sono beni che hanno fatto la storia» è l’espressione forte utilizzata dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti.
Ci sono delle emergenze “affettive”, ha spiegato il ministro alla Cultura, come «l’ex convento di Sant’Antonio in Polesine, la Cella del Tasso che nemmeno i ferraresi conoscono e che ha visto i pellegrinaggi di Goethe, Stendhal e Byron (si fece rinchiudere lì per cercare la sua ispirazione). Ercole d’Este-Porta degli Angeli può diventare una fantastica area espositiva, del Meis noi ferraresi dovremmo essere molti più orgogliosi di quanto non siamo: è un progetto di dimensione internazionale». Per poi aggiungere ai giornalisti una considerazione, «è veramente incredibile che un Poligono di tiro sia ancora all’interno delle Mura»: sarà spostato, anche se non si sa dove. Da lì, e dalla liberazione delle caserme della Polizia stradale, potrà nascere il progetto Carmassi di quadrivio rossettiano dei musei “allungato” fino alle Mura. Per fare un altro «esempio paradigmatico» di ciò che questo accordo può potenzialmente sbloccare, il ministro alla Scuola, Stefania Giannini, ha ricordato con toni quasi indignati che «da 40 anni l’Auditorium aspetta un intervento di recupero».
Dopo la cerimonia ufficiale, Franceschini ha rivelato due caratteristiche aggiuntive del protocollo, «non si tratta di un accordo metodologico, leggetevelo», sottintendendone l’operatività; e in effetti il tavolo inter-istituzionale sarà convocato in maniera permanente, per il lavoro tecnico, con l’impegno a fare una prima verifica dei progressi tra un anno. Si tratta, inoltre, «di un progetto aperto, nel senso che se altre amministrazioni dello Stato potranno inserirvi altri immobili e aree».
Al tutto manca un particolare, cioè i soldi. Nell’accordo non si fa cenno alle risorse necessarie per completare tutti gli interventi, e lo stesso Franceschini ha ammesso di non aver fatto un calcolo preciso: «Su alcuni edifici vi sono già dei progetti finanziati, su altri no, contiamo anche sull’effetto dei benefici dell’Art bonus. E non dimentichiamo i risparmi dei fitti passivi per le amministrazioni statali». Non è detto, per inciso, che questi ultimi vadano ad irrobustire le risorse destinate all’accordo.
La lena è dunque di lungo respiro, ma nel frattempo Tagliani ha potuto trasmettere la sua «emozione e la grande soddisfazione per aver visto un punto di approdo dell’attività durata molti anni, nel corso dei quali sono cambiati gli interlocutori, gli spazi di manovra delle finanze pubbliche si sono ristretti e le difficoltà nei rapporti inter-istituzionali immutate». Ora, se non altro, si sa come saltare la burocrazia e dove mettere al sicuro i soldi, quando arriveranno.
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