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«Poca sicurezza al Polo chimico»

«Poca sicurezza al Polo chimico»

Lavoratori in assemblea dopo il duplice infortunio. E qualcuno protesta: sindacati più lontani

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«Non abbiamo ancora capito bene le dinamiche dell’incidente. Da quanto abbiamo appreso i due lavoratori sarebbero stati travolti da un tubo che è caduto durante un’operazione di montaggio o smontaggio. I due sono stati immediatamente soccorsi e ricoverati: uno verrà dimesso domani (oggi per chi legge, ndr), l’altro invece ha riportato fratture al bacino, al femore e forse si è rotto un braccio».

Sono le parole di Stefano Mantovani (Femca Cisl) che ieri pomeriggio, insieme ai rappresentanti delle altre sigle sindacali, ha incontrato gli operai per discutere di sicurezza all’interno delle aziende in appalto coinsediate nel petrolchimico. L’ora di sciopero e l’assemblea indetta nel tardo pomeriggio di lunedì, dopo l’incidente, si è svolta nella mensa centrale.

«Ci saranno indagini e accerteremo le responsabilità. Non abbiamo voluto rispondere a quanto accaduto con un’azione di lotta ma – spiega Raffaele Atti, Cgil – rivendichiamo una maggiore sicurezza per tutti e denunciamo lo stato di minore sicurezza in cui si trovano a operare i lavoratori in appalto. Le tempistiche sempre più strette e le risorse economiche sempre più ridotte sono le principali cause degli incidenti. Cgil, Cisl e Uil non sono state ferme davanti a questa situazioni ma – prosegue – ci siamo dovuti scontrare con delle imprese, all’interno del petrolchimico, che non danno notizie di quanto avviene qui nei lavori in appalto».

Durante il suo intervento Atti, ha spiegato che dagli ultimi dati nazionali è emerso un allarmante +15% degli infortuni sul lavoro: «Crescita che coincide proprio con il lieve incremento della produzione che c’è stato quest’anno».

La volontà dei sindacati è quella di riaprire quel tavolo di confronto con imprese e Unione industriali per ottenere maggiore sicurezza. A margine dell’assemblea però, è emerso un sentimento di malcontento generale. «Ci sentiamo abbandonati e poco rappresentati», affermano alcuni operai. «Anche quelli che – spiegano – erano sempre in prima linea oggi sono demotivati, non si sentono più vicino al sindacato. Vanno benissimo le assemblee, i tavoli formali, ma se le cose non funzionano, ricominciamo a venire qui davanti ai cancelli il sabato mattina a manifestare e forse altri lavoratori si aggiungeranno a noi!». L’ultimatum è stato lanciato: o si apre il tavolo sulla sicurezza o si adotteranno misure “meno ortodosse”.

Samuele Govoni

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