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«Sull’aumento di capitale non abbiamo detto falsità»

di Marcello Pradarelli
«Sull’aumento di capitale non abbiamo detto falsità»

Un fascicolo originato dalla denuncia di un imprenditore nella primavera 2014 Al vaglio della procura vi sarebbero dichiarazioni fatte nel 2011 da Lenzi e Puglioli

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La Procura, mesi fa, ha informato l’ex presidente di Carife Sergio Lenzi e l’ex presidente della Fondazione Piero Puglioli che era in corso un’indagine per false comunicazioni sociali. La doppia notifica è stata eseguita in quanto erano trascorsi sei mesi dall’apertura del relativo fascicolo e le persone nei confronti delle quali si sta procedendo ad accertamenti hanno il diritto di essere informate quando c’è una proroga delle indagini. Il fascicolo è stato aperto sulla scorta di un esposto-denuncia depositato da un imprenditore nella primavera del 2014, che avrebbe tirato in ballo Lenzi e Puglioli in particolare per le affermazioni fatte nel corso dell’assemblea dei soci Carife del 6 maggio 2011, giorno in cui venne deliberato all’unanimità l’aumento di capitale da 150 milioni che doveva ossigenare la banca.

Sulla scorta di queste notifiche risalenti a mesi fa Lenzi e Puglioli sono tecnicamente indagati, ma a distanza di ormai un anno e mezzo dall’esposto-denuncia non sono mai stati sentiti dagli inquirenti. Il perché lo si può intuire. La Procura nel dicembre 2014 ha aperto un fascicolo dedicato a Carife nel quale sono confluiti e confluiscono materiali di varia provenienza: dalle denunce dei singoli alle relazioni dei commissari di Bankitalia (atti che per legge vengono recapitati alla Procura), dagli esposti ai documenti acquisiti da Finanza e Carabinieri. È un fascicolone, come ebbe modo di spiegare il procuratore capo Bruno Cherchi (vedi la Nuova dell’8 luglio), che prende in esame le gestioni Carife degli ultimi 7 anni. Questo ingente materiale deve essere studiato e valutato, sono stati chiamati anche dei super esperti, per rilevare se emergono rilievi penali e individuare gli eventuali indagati. Non più tardi di tre mesi fa questo era lo stato dell’arte cristallizzato dal procuratore Cherchi: «Stiamo facendo le indagini, ma al momento non abbiamo indicato ipotesi di reato nè vi sono persone sottoposte a indagine».

Anche Sergio Lenzi, sentito ieri al telefono, ricorda bene questa frase: «Io so, almeno da dicembre o gennaio, che c’è un’indagine in corso, ma forse è improprio dire che sono indagato, perché ricordo che in luglio il procuratore dichiarò che non vi erano indagati». Sa anche che l’indagine suscitata dall’esposto dell’imprenditore deve appurare se vi sono state false comunicazioni sociali sull’aumento di capitale: «Se sotto la lente d’ingrandimento c’è l’aumento di capitale, posso solo dire che ci è stato chiesto da Bankitalia e che poco prima avevamo anche fatto una svalutazione dei crediti Siano che non ci era stata chiesta da Bankitalia. Aggiungo che la Fondazione era andata e prendere il benestare al ministero dell’Economia. No, non penso proprio di aver detto il falso» afferma Lenzi.

Puglioli è rimasto ancora più incredulo quando ha appreso di accertamenti per false comunicazioni sociali (articolo 2622 del codice civile). «Sono molto sereno e fiducioso, non sono mai stato amministratore della banca e come tale l’articolo 2622 non mi riguarda. Non solo non sono mai stato nel cda di Carife, ma nemmeno in quello di altre spa del Gruppo. Non ho avuto alcun ruolo di amministratore della banca, da quando c’è la Fondazione ho solo ricoperto incarichi nella Fondazione. Intervenni all’assemblea dei soci per dire che come Fondazione eravamo favorevoli all’aumento di capitale, un’operazione che aveva il consenso di Bankitalia, di Consob e che era stata deliberata dal cda di Carife. Sono molto sereno e quando vorranno sentirmi - dice Puglioli rivolto agli inquirenti - sarò più che disponibile».

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