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Invasi da un Paese ostile La Nato scende in campo

Invasi da un Paese ostile La Nato scende in campo

A Poggio Renatico si è conclusa la prima fase di un’imponente esercitazione Impegnati oltre 400 uomini in rappresentanza di quindici nazioni

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POGGIO RENATICO. Si conclude oggi la prima fase di Trident Juncture 15, la più imponente e ambiziosa esercitazione della Nato da oltre 10 anni a questa parte. Un momento addestrativo multinazionale che costituisce una fase di coesione fondamentale, e irrinunciabile, per mantenere e incrementare l'interoperabilità tra i 28 Paesi dell'Alleanza e con i partners. Questa prima fase, iniziata il 3 ottobre, si è svolta in modalità simulata "Computer Assistita" dove l'attività addestrativa è quella di esercitare, a livello strategico e operativo, la catena di comando e controllo di tutte le forze impiegate. La seconda fase si svolgerà dal 21 ottobre al 6 novembre e sarà dal vivo con il coinvolgimento di territori di Italia, Spagna e Portogallo. La prima fase della Trident Juncture si è svolta presso la sede del Comando Operazioni Aree della base poggese dell'Aeronautica ed ha visto impegnati oltre 400 uomini appartenenti all'Aeronautica militare in rappresentanza di 15 Paesi della Nato. Questo gruppo nell'ambito della esercitazione rappresentava la Joint Force Air Component (JFAC) che aveva il compito di pianificare, sviluppare, assegnare e condurre le missioni aeree in conformità alle direttive del comandante di tutte le forze impegnate nell'operazione, comprese quelle terrestri e navali. In questa prima fase dell'esercitazione un ruolo di primo piano era svolto dalla componente italiana, la Ita-Jfac. Grazie a questo ruolo l'Italian Joint Force Air Component acquisirà la necessaria certificazione della Nato che le permetterà di essere messa a disposizione dell'Alleanza per il 2016. «La nostra struttura Ita-Jfac - ha spiegato il generale di Brigata Aerea Paolo Mazzi vice comandante Coa, è una struttura di comando e controllo che viene attivata all'occorrenza durante i momenti di crisi. Una struttura rischierabile che deve essere pronta in tempi molto ristretti e capace di integrarsi sia in uno scenario di interforze che in uno internazionale». Lo scenario dell'esercitazione era quello virtuale di un continente, in cui generalmente fa sempre caldo, dove un Paese "ostile" aveva invaso un’altra nazione e bisognava intervenire, anche con la forza, per riportare pace e stabilità internazionale. «Per raccogliere bisogna seminare - ha detto soddisfatto il Generale Giovanni Fantuzzi comandante del Coa - e le esercitazioni servono per prepararci ed essere pronti a qualsiasi evenienza. Sono soddisfatto di come si è svolto e concluso questo sforzo addestrativo ed è già un risultato favorevole il fatto di ottenere la necessaria certificazione della Nato per essere messi a disposizione dell'Alleanza». L'esercitazione rappresenta un segno di attenzione dell'Alleanza Atlantica verso i rischi, presenti nell'area meditteranea, e dimostra la volontà collettiva di garantire in futuro una più ampia cornice di sicurezza ai Paesi del cosidetto fianco sud. Vale a dire Italia, Spagna e Portogallo, i Paesi coinvolti nell'esercitazione.

Giuliano Barbieri

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