Un'insolenza contro Ferrara
Il direttore Stefano Scansani sull'iniziativa di Rendine
di STEFANO SCANSANI
Signor Rendine,
questo è il suo autunno. Stavolta il suo virilismo oppositorio, la sua iattanza politica, il suo umore di carta vetrata, il suo compiacimento d'essere il terribile goleador degli esposti in procura, del pelo nell'uovo e dell'ago nel pagliaio, non c'entrano. Stavolta lei ha travalicato. Ha traboccato. Con un giro di parole bizantine, ma di canone da avanspettacolo, offende le persone affette dalla sindrome di down, l'amministrazione e il consiglio comunale, un assessore, l'istituzione, la città. In un atto civico svolge un'acrobazia sconsolante per difendere il beneamato Masotti, suo commilitone nelle file di Giustizia Onore Libertà. E pensare che lei, Rendine, ha immaginato di diventare sindaco e Masotti suo assessore alla cultura... Un cero in chiesa. Nella mozione Rendine precisa che Masotti sui down - da "far lavorare in cucina o in giardino" - ha espresso giudizi "di nonno privato e non come vicepresidente dell'Ordine dei medici". La libertà di pensiero non funziona così. Mercoledì sulla Nuova ho sostenuto che la separazione della sfera privata da quella pubblica è una cretineria. Ora scrivo che la sua mozione è canaglia: se la ride dei diversamente abili, profitta della loro sofferenza per graffiare la giunta, colpire gli avversari cronici. Così si degrada la vita politica a un girone di pochezza burlesca. Non è un bel leggere per Ferrara. È un'insolenza contro Ferrara. Non è così Ferrara.
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