Viaggio fotografico nello sfacelo dell'ex Latte Ala
Seconda tappa dei "Luoghi dell'abbandono" del Ferrarese ancora a Copparo con le foto del degrado nello stabilimento che per decenni produsse yogurt, succhi di frutta e altro fino alla chiusura
COPPARO. Prendete la via Alighieri, a Copparo. È centralissima. Percorretela tutta, superate la stazione dei carabinieri, la via che porta al camposanto. Arriverete ad un ponte, all'inizio della via che porta a Guarda. Sulla destra, con Copparo alle spalle, la mole abbandonata di quello che era il macello comunale. Chiuso diversi giubilei fa, alla fine degli anni '70-inizio anni '80. Lasciate dietro l'ex macello e, sulla sinistra, c'è un edificio che da lontano sembra in buone condizioni. Finestre a specchio, uno stablimento ampio, con magazzini e parcheggio, ma subito ci si accorge delle erbacce, dei vetri sfondati. Dei magazzini vuoti.
A Copparo, per tutti, è il “latte Ala”, come era conosciuto per decenni in cui era una degli stabilimenti di eccellenza nel campo dell'agroalimentare. Latte fresco ed a lunga conservazione. Yogurt da sballo, perfino i primissimi succhi di pomodoro. Il primo (o uno dei primi) a proporre i cartoni del latte con tappo applicato. Una struttura grandissima, con spazi enormi. Macchinari che per decenni sono stati all'avanguardia. Poi la vendita. E parliamo degli anni '80, quando lo stabilimento occupava decine di operai. Prima al gruppo Marzotto.
All'epoca ci fu una ristrutturazione, un riammodernamento. Poi l'aquisizione da parte di Cirio. Un'aquisizione che era spinta dall'idea di chiudere lo stabilimento, troppo concorrenziale per la grande azienda allora di Cragnotti, che voleva disfarsi di un concorrente. La Cirio fallì ma lo stabilimento rimase attivo, trasformato in cooperativa con tante battaglie sindacali. Divenne Agrosfera e si occupò anche di preparazione per gelati. L'attività continuò, i dipendenti, a quel punto soci, calarono, ma l'impianto rimase una delle presenze più sicure nella zona. Anzi, in una delle sue zone, in cui non si sviluppavano lavorazioni, venne insediato il distaccamento dei vigili del fuoco volontari di Copparo. Alla cooperativa fece seguito l'esperienza di una cordata di imprenditori locali, e fu Corte Bianca: calo di produzione, problemi e dipendenti in agitazione. Il grande edificio bianco era impiegato solo in parte, per il resto parcheggi vuoti, uffici vuoti, aree di produzione ridotte ed operatori sempre pià disperati. Il distaccamento dei pompieri andò nella sua odierna sede, nel complesso comunale.
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Come un grande castello abbandonato, lo stabilimento subì saccheggi di rame e metallo. Anche un incendio, probabilmente di origine vandalica. Adesso è lì, sempre sulla strada, con i cancelli aperti, come un gigante ferito e piantato sulle ginocchia che si rifiuta di cadere, purtroppo abbandonato da anni.
Per altre info sui "Luoghi abbandonati" vedere la pagina Facebook "I luoghi dell'abbandono" di Devis Ph Vezzaro al link https://www.facebook.com/I-luoghi-dellabbandono-872168149502487/
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