La Fondazione Carife riparte da un peso di 66 milioni
Altra maxi-svalutazione e ‘rosso’ di 211mila euro. Mostra con i musei capitolini Maiarelli guarda a possibili alleanze. Toscano diserta: meglio la liquidazione
La Fondazione Carife proverà nel 2016 a ripartire dopo anni d’immobilismo dovuto alla crisi della banca. Intende farlo, c’è scritto nella relazione che il presidente Massimo Maiarelli illustrerà ai soci nell’assemblea del 23 ottobre, reinventando il proprio ruolo dopo che il precipitare del titolo Carife a 27 cent ha provocato «un taglio netto e definitivo di un modo di essere che era nato quasi due secoli addietro e che coniugava il fare banca con l’attenzione agli aspetti sociali del territorio». Il tutto con il macigno di un’ulteriore svalutazione di oltre 66 milioni di euro da imputare, secondo modalità in discussione con il ministero dell’Economia, al bilancio 2015, e la certezza di dover fare i conti con risorse molto ristrette: 80mila euro saranno comunque riservate alla nuova progettualità, anche se il bilancio di previsione indica un rosso di 211.350 euro.
Il 2016 sarà comunque un anno di svolta, per Palazzo Crema, anche perché dovrà essere impostata la rotta futura, rispondendo «al quesito se la Fondazione ritroverà il potenziale per svolgere un’azione autonoma o se dovrà individuare le modalità per fare seguito alla propria missione mediante forme di aggregazione» mette per iscritto Maiarelli. Sullo sfondo c’è l’accordo Acri-ministero che impone la diversificazione degli investimenti, tanto che il presidente si dice impegnato «a ricercare e perseguire da subito ogni opportunità per valorizzare la partecipazione ed i warrant collegati», anche se non indica scadenze.
La Fondazione si propone comunque come «luogo d’incubazione e accelerazione di progetti culturali e sociali», e lancia subito il progetto di allestire una mostra in Castello e Pinacoteca di alcune opere esposte nelle sale 6 e 7 dei Musei Capitolini, che verranno chiuse per alcuni mesi, con il ritorno di «capolavori nella città in cui furono commissionati e realizzati». C’è anche l’idea di utilizzare 50mila euro del fondo sisma dell’Acri per smontare e mettere in sicurezza 25 dipinti di San Domenico.
Il clima in assemblea sarà meno “caldo” del solito, in quanto mancherà Giuseppe Toscano: «Maiarelli mi sembra Santiago de “Il vecchio e il mare”, dopo tanto penare torna in porto con quattro lische di pesce. La Fondazione andrebbe liquidata affidando ad un podestà un’operazione sull’arte contemporanea, missione snella e remunerativa». (s.c.)
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