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Masotti chiede scusa «Ma non ad altri»

Masotti chiede scusa «Ma non ad altri»

Dopo il carismatico Oscar Artioli, che impersonò Lodovico per quindici volte, Massimo Masotti ritorna per la seconda volta in scena nei panni del menestrello. «Il “Lodovico” del maggio 2013 era,...

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Dopo il carismatico Oscar Artioli, che impersonò Lodovico per quindici volte, Massimo Masotti ritorna per la seconda volta in scena nei panni del menestrello. «Il “Lodovico” del maggio 2013 era, nelle intenzioni dell'autore e regista Giampaolo Zardi “il testamento artistico di Lodovico” e così diceva la prima battuta: "arrivare in ritardo all'apertura del mio testamento artistico!». Poi il regista - che è anche laureato in giurisprudenza - ha "revocato il testamento” e alla fine di ottobre torneremo! Perché? Perché un nonno che fu un quasi serio professionista, si trucca, si veste, cerca di recitare, cerca di cantare? Perché la Vita è un Teatro straordinario, perché tutti recitiamo una parte, perché divertirsi cercando di divertire allunga la vita, perché amo questa Città che non sempre mi ha amato».

E Masotti, nelle ultime prove di lunedì sera, raccoglie l'invito del regista Zardi e parla, a cuore aperto al Gruppo Teatro Leggero, confidando nel giudizio di ognuno e mettendo da parte, per il bene dello spettacolo e per i suoi nobili scopi benefici, la vicenda che lo ha visto, nei giorni scorsi, protagonista nella cronaca non solo cittadina. «Sinceramente non mi sono preparato un discorso e quello che verrà fuori saranno le parole dettate dal cuore. Se ci fosse stato più tempo - sottolinea Masotti con voce pacata - a malincuore avrei dato comunque la mia disponibilità a fare un passo indietro per il bene dello spettacolo. Questa è la mia seconda e forse ultima volta nei panni di Lodovico, ma desidero raccontarvi il mio profondo e autentico dispiacere nel vedere che, in tutta questa vicenda di cui sono stato protagonista per una affermazione fatta “da nonno” e dove invece sono stato tirato in ballo in ben altra veste, dove si è confuso anche il mio ruolo istituzionale che in quel momento non era, mi dispiace profondamente che la mia famiglia sia stata coinvolta. Era semplicemente una comunicazione domenicale fatta fra un nonno che è stato medico a una giornalista. Con questo vi chiedo scusa, non ad altri e vi ringrazio - e si rivolge alla compagnia - se riuscite a capire la mia posizione».

A queste parole è seguito un forte applauso.

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