Caso Willy Branchi: sopralluogo del medico legale nel cimitero di Goro
L'inchiesta dell'omicidio si affida ai riscontri che saranno acquisiti con la riesumazione del cadavere, nei prossimi giorni
GORO. «La medicina-legale in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante la speranza con questi prelievi dalla salma di Willy è quella di trovare qualcosa di utile alla soluzione del caso: in medicina legale non si dice non si può, si tenta». Il professor Giovanni Pierucci, anatomo-patologo dell’Università di Pavia tenterà la prossima settimana di trovare nuove verità con la riesumazione del corpo, sulla morte di Willy Branchi, il 18enne assassinato a Goro la notte del 29 settembre 1988, per cui era stata riaperta l’inchiesta per omicidio, nel novembre scorso, dopo quasi 30 anni dalla prima archiviazione.
Oggi (giovedì 22 ottobre), il professor Pierucci si è presentato al cimitero di Goro per un sopralluogo, per valutare dove e come eseguire gli esami sul corpo del giovane: assieme agli inquirenti si è deciso che il corpo di Willy sarà riesumato nei prossimi giorni e verranno poi fatti i prelievi dovuti da analizzare: «Una volta estratta la bara - ha precisato - porteremo il feretro alla camera mortuaria cimiteriale dove sarà aperta e assieme ad altri colleghi che lavorano a questo caso faremo i prelievi necessari perchè possano essere esaminati».
Il professor Giovanni Pierucci oltre ad essere un luminare della Medicina-legale (si è occupato dei casi del Mostro di Firenze e ha esaminato le spoglie di Benito Mussolini) è stato il medico legale che eseguì l’autopsia, nel lontano 1988, sul corpo del povero Willy. L'ipotesi investigativa di carabinieri e procura, alla base della necessità di riesumare il corpo, è che sotto le unghie di Willy, che quella notte oppose resistenza all'aggressione, siano rimaste tracce del Dna dell'assassino. Oppure si valuterà se vi siano tracce di altri Dna da confrontare eventualmente con chi possibilmente potrebbe aver concorso nell’omicidio di Willy.
Nell'inchiesta riaperta dagli inquirenti nel novembre dello scorso anno - pm titolare è Giuseppe Tittaferrante - al momento risulta indagato solo un sacerdote padovano, don Tiziano Bruscagin, parroco di Goro nel lontano 1988, custode di segreti sul delitto, e accusato dalla procura di falsa testimonianza.
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