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Insegnante di lettere e uomo di cultura

È morto a 94 anni Italo Marighelli, il “Profe”

Un ex allievo e un amico lo ricordano: «Ferrara perde uno dei suoi uomini migliori»

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All’età di 94 ani si è spento Italo Marighelli, insegnante di lettere molto amato dai suoi studenti e molto apprezzato anche al di fuori degli ambienti scolastici per la sua cultura e la sua grande umanità. Lascia due figli, Marcella e Marcello, che è stato assessore al Personale del Comune di Ferrara nella giunta Sateriale ed è attualmente garante dei detenuti. Paolo Roversi, che l’ha conosciuto fuori dalle aule scolastiche, insieme a Marco Fabbiani, che l’ha avuto come insegnante nei corsi serali dell’Itip, tramite il giornale gli inviano un saluto.

La lettera. «Ciao Italo - scrive Roversi - ho appena ricevuto la triste notizia da Marco, il nostro ultimo incontro ti aveva visto ancora discretamente lucido, poi gli impegni, i figli, il lavoro (solite scuse). Marco ti ha conosciuto da Professore delle serali all'Itip, la tua scuola, anni dopo venivi a trovare mio zio in negozio, e li le nostre strade si sono definitivamente incrociate. Le prime uscite, con due ragazzi affamati di storia e cultura, di racconti, dell'epica popolare di cui sei stato cantore, erano improntati alla naturale diffidenza dovuta all'età, col passare del tempo siamo diventati Amici. Per tutti eri "Il Profe", per noi Italo, e le nostre cene momenti indimenticabili in cui raccontavi mille aneddoti della tua straordinaria vita. Le prime esperienze da garzone nella bottega di Coloniali dei Zamorani, memore di quei tempi raccogliesti il gergo dei commercianti ebrei di Ferrara; la guerra vissuta al porto di Messina e l'orrore dei bombardamenti; l'8 Settembre e l'avventuroso ritorno a Ferrara; la militanza politica nel Pci del dopoguerra, quello di Italo Scalambra di cui curasti le memorie; la laurea in Filologia Romanza a quarant'anni; Il lavoro al Centro Etnografico con Renato Sitti, e l'insegnamento, la tua grande passione. Oggi Ferrara ha perso uno dei suoi uomini migliori: l'uomo dei braccianti, degli operai, degli studenti e degli intellettuali, un esempio di dignità e moralità senza pari. La città gli deve molto in termini sociali, politici e culturali, avendone documentato la storia, "Il "gergo", e la sua gente, con oltre cinquanta opere. Io e Marco gli dobbiamo venticinque anni di umile insegnamento della vita».

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