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Ferrara, omicidio Tartari. Ruszo chiede dal carcere: voglio vedere mia madre

Ferrara, omicidio Tartari. Ruszo chiede dal carcere: voglio vedere mia madre

Il giovane accusato del delitto ha incontrato il suo legale. La procura vieta ogni colloquio con la mamma Rosy prima dell’estradizione di Huber, il terzo complice detenuto in Slovacchia

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FERRARA. Adesso vorrebbero incontrarsi e parlare, la madre e il figlio. Lo vorrebbe lui, Patrik Ruszo, arrestato il 25 settembre con l’accusa di omicidio per la morte di Pierluigi Tartari. E lo chiede pure lei, Sivakova “Rosy” Ruszena, la badante che viveva e lavorava nella casa accanto a quella del delitto, la donna che aveva usato parole di ripudio nei confronti di quel figlio diciannovenne che, protestava, le aveva rovinato la vita, le aveva fatto perdere il lavoro, l’aveva gettata in un abisso di ombre e sospetti. Ora invece lei vorrebbe andarlo a trovare in carcere. E lui, dall’Arginone, dove ieri - dopo gli interrogatori dei giorni scorsi - ha incontrato il suo avvocato Filippo Sabbatani, ha avanzato la richiesta di un colloquio con la madre.

Richiesta a cui si oppone la procura, almeno fino al rientro di Ivan Pajdek/Huber Sandor, l’uomo arrestato in Slovacchia il 3 ottobre e di cui è attesa l’estradizione. Una scelta, quella della procura, motivata dalla necessità di impedire qualsiasi eventuale tentativo dei due di concordare una versione su luoghi, orari e circostanze prima di poter ascoltare la ricostruzione del capo della banda, quello che Ruszo, ancora una volta, ha indicato come colui che dava ordini. «Io ero solo un soldato semplice. Lui ordinava e io ubbidivo. Mi dava soldi, mi forniva la droga, lui comandava e io eseguivo», ha ripetuto ieri dalla sua cella dell’Arginone. Sono le parole di Ruszo, finora, le uniche sul piatto degli inquirenti. Il diciannovenne slovacco è l’unico ad aver confessato la sua partecipazione alla tragica rapina del 9 settembre ad Aguscello, indicando come complici Ivan/Huber e Constantin Fiti, rumeno 22enne arrestato inizialmente solo per ricettazione, e poi - dopo il ritrovamento del cadavere grazie alle indicazioni di Ruszo - anche di rapina e omicidio.

Tartari fu portato via, ha ripetuto ieri Ruszo, perché durante la rapina aveva visto in faccia Uber, che si era tolto la calzamaglia dal viso. Una ricostruzione utile a Ruszo per alleggerire la sua posizione rispetto alla contestazione più pesante, quella di omicidio. Secondo la sua versione, Tartari era ancora vivo e in condizioni abbastanza buone da muoversi e tentare di liberarsi, quando fu portato nel casolare di via Vecchio Reno, dove Huber e Fiti rimasero dieci minuti soli con la vittima, mentre Ruszo controllava l’auto. «La vecchia invece l’abbiamo lasciata in casa», ha detto sempre ieri a mo’ di conferma Ruszo, riferendosi alla rapina di Mesola ai danni di una novantenne rimasta per due giorni legata al letto. Ma “graziata”, a suo dire, perché non avrebbe potuto riconoscere i suoi aguzzini.

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