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Legge salva-Carife, soci da salvaguardare

Legge salva-Carife, soci da salvaguardare

I parlamentari lavorano a modifiche. Maiarelli: facciano presto, come per il finanziamento ai partiti

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Se la Bce vuole davvero aspettare il testo definitivo del decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sui salvataggi bancari, allora bisognerà aspettare ancora per ottenere il via libera alla ricapitalizzazione Carife. Ieri, primo giorno di lavori nelle commissioni Finanze della Camera e del Senato su questo decreto, ha infatti consentito di effettuare proiezioni sulla tempistica di approvazione: «Mi risulta sia confermata la previsione di approvazione definitiva entro la fine del mese, in entrambe le commissioni, che stanno lavorando in contemporanea» spiega Paola Boldrini, deputata ferrarese del Pd, che sta seguendo i lavori. Se, come appare probabile («si sta cercando di salvaguardare il più possibile i risparmiatori delle banche interessate» aggiunge Boldrini), saranno apportate delle modifiche, poi toccherà al Consiglio dei ministri ratificare il decreto con un ulteriore passaggio, senza passaggi nelle aule legislative. Si andrebbe così a inizio-metà novembre, come pronosticato da settimane, appena in tempo per allestire entro l’anno tutte le procedure necessarie a portare in salvo Carife. «Ci aspettiamo che i parlamentari facciano in fretta, siamo l’unico paese a non aver recepito la direttiva Ue: hanno dimostrato, nel caso del rimborso pubblico ai partiti, di poter approvare un provvedimento in pochissimo tempo» incalza, non senza ironia, il presidente della Fondazione Carife, Riccardo Maiarelli.

Se invece la Bce si “accontenterà”, come alcuni segnali registrati qua e là dai giornali può far pensare, del fatto che l’iter dei decreti si siano sbloccati, allora i 300 milioni necessari potrebbero essere sbloccati anche prima. Tutto dipenderà, a quel punto, dalla rapidità con la quale le banche associate al Fondo interbancario metteranno a disposizione la loro quota. Per fare prima, in questi giorni si è ipotizzata l’apertura di una maxi-linea di credito da parte dai principali istituti italiani (Intesa, Unicredit, Banco Popolare, Ubi, Mps, Bpm e Bper) per un totale di 1,5 miliardi, cioè il necessario alla ricapitalizzazione non solo di Ferrara, ma anche di Banca Marche e Etruria. Soldi che verrebbero poi rimborsati dallo stesso Fitd una volta ottenuto il versamento delle quote da parte di tutte le associate.

Una volta effettuata la ricapitalizzazione, non resterà che nominare i vertici: per Ferrara la ricerca di nomi alternativi a quello di Cesare Capatti non ha dato finora esito. (s.c.)

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