«Bruno, grazie di cuore da tutti»
Don Giacinto ha ricordato le doti dell’imprenditore Cavicchi
XII MORELLI. «Sono qui a nome del paese, per dire tutti insieme, grazie di cuore a Bruno Cavicchi. Per tutto il bene e la speranza che, attraverso la sua tenacia e la sua capacità imprenditoriale, ha saputo dare a XII Morelli». È stato don Giacinto Benea a celebrare ieri nella chiesa della frazione, l'ultimo saluto al cavalier Bruno Cavicchi. Per l'imprenditore morellese scomparso martedì all'età di 89 anni, un ricordo colmo di gratitudine e di riconoscenza. La comunità di XII Morelli, e tutto il mondo dell'imprenditoria e dell'economia centese, si sono stretti attorno alla famiglia Cavicchi. Presenti i fratelli Giancarlo e Francesco, e tutti i nipoti. A testimoniare l'attaccamento al territorio, l'Anc di Cento di cui era membro onorario, e il sindaco di Sant'Agostino Fabrizio Toselli. E nel salutarlo con affetto, don Giacinto: «Chi è Bruno? Per comprendere bene l'avventura della sua vita è necessario ritornare agli anni in cui Cavicchi iniziò la sua imprese. E' stato quando, nel decennio successivo alla Guerra, il piccolo di villaggio accolse coloro che tornavano dal fronte e dalla prigionia. Ci si litigava per avere il lavoro, ma anche per pochi chili di grano. Da poco era iniziata la crisi del macello Govoni, e con la disoccupazione, diversi morellesi partirono per emigrare in Cile, Germania, Argentina e altre parti». In questo contesto difficile, è nato e fiorito l'ingegno di Cavicchi che «ha avuto l'intuito e la grande capacità di comprendere che bisognava fare qualcosa. Dotato di qualità particolari, Bruno Cavicchi ha saputo capire il linguaggio del tempo». Da qui, l'inizio della sua attività imprenditoriale: «Dopo alcuni esperimenti in campo meccanico, si è gettato nel settore della frutta, con il primo frigorifero. E da quel momento, è iniziato il suo cammino, caratterizzato da intuito, coraggio, tenacia di carattere e la capacità di saper leggere e sfidare le vicende del tempo. Con Cavicchi, molti hanno potuto raddoppiare il loro lavoro, l'agricoltura e la frutta». Così, ha raccontato il parroco storico di XII Morelli, il paese è cresciuto: «Grazie a lui, molti morellesi hanno potuto costruirsi la casa e aprire un’attività. Ha saputo dare al questo paese un impulso di vitalità. Per questo, non va dimenticato». Al termine del rito, la salma è stata tumulata nel cimitero del paese. (be.ba.)
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