Versalis in vendita agita politica e sindacati
Per Bratti (Pd) contano garanzie occupazionali e continuità nella chimica verde
La conferma di una verità ormai sussurrata da settimane, cioé che Eni sta trattando la vendita di Versalis e quindi l’uscita dalla chimica, ha fatto correre brividi lungo la spina dorsale del sistema produttivo ferrarese, che fa perno sul petrolchimico. In attesa dell’incontro del 30 ottobre tra Claudio Descalzi (Eni) e i sindacati nazionali, la prospettiva di un’alleanza con un fondo d’investimento internazionale, quindi con un partner non industriale, è infatti poco incoraggiante per chi aveva già colto segnali di disimpegno di Versalis. «Siamo stati i primi a lanciare l’allarme-vendita, dopo le incertezze sul cracking di Marghera e sullo stesso impianto nuovo di elastomeri a Ferrara - riflette amaramente Fausto Chiarioni, segretario provinciale della Filtcem Cgil - Ogni grande paese industriale ha un’industria chiamica nazionale, Eni invece non è più interessata, lo ha detto anche il presidente Emma Marcegaglia. Certo, piuttosto che la lenta soppressione d’impianti e di forza lavoro, è preferibile a questo punto la vendita di Versalis, ma bisogna vedere a chi. Se si dovesse trattare effettivamente di un fondo d’investimento americano, ci sarebbe di che preoccuparsi». Ieri il nome che girava negli ambienti politici e industriali era quello di Apollo global management, un fondo costituito oltre vent’anni fa che ha nove core business tra le quali la chimica (acquisì nel 2010 anche una partecipazione in Lyondellbasell, la holding di Basell). «Da quanto mi risulta, Eni sta effettivamente trattando con un fondo d’investimento straniero con presenze nel settore chimico - conferma Alessandro Bratti, deputato Pd - Comprendo che ci sia preoccupazione a Ferrara, come negli altri siti petrolchimici, ma l’attenzione dev’essere rivolta non tanto all’operazione in se, quanto alle garanzie che il compratore continui nello sviluppo produttivo e occupazionale avviato in questi ultimi anni dal management Versalis. Stiamo parlando di una società rimessa in piedi in maniera molto efficace, che guadagna e ha investito in settori promettenti come la chimica verde».
Su questo punto c’è una divergenza di opinioni, «i progetti sulla cosiddetta chimica verde languono, a Porto Torres come negli altri stabilimenti - ribatte Chiarioni - e comunque oggi c’è bisogno di polipropilene, per assecondare la ripresa dell’automotive. Conosco realtà anche locali che fanno fatica a trovare materia prima. Sarebbe davvero il caso che i nostri parlamentari si occupassero di questa partita, e in ogni caso investiremo la Regione in virtù del patto per il lavoro siglato a Bologna».
È probabile che la conclusione della trattativa preceda ogni approfondimento istituzionale, compreso quello annunciato dallo stesso Bratti sulle bonifiche: «Come commissione bicamerale sui rifiuti stiamo concludendo il lavoro avviato con la visita di qualche mese fa - spiega in veste di presidente della commissione - e presto lo presenteremo con una iniziativa pubblica in Emilia, dove vi sono i petrolchimici di Ferrara e Ravenna». Dal canto suo il veneto Andrea Martella, vicepresidente del gruppo Pd della Camera, ha chiesto di «convocare in audizione presso la commissione Attività produttive della Camera, Claudio Descalzi, per un approfondimento sul futuro industriale di Versalis, dopo le dichiarazioni rilasciate in proposito dallo stesso ad di Eni». La richiesta è contenuta in una lettera inviata al presidente della Commissione stessa, Guglielmo Epifani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google