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Un comacchiese può diventare riminese?

Un comacchiese può diventare riminese?

Comacchio e le Aree Vaste, l'editoriale del direttore Stefano Scansani

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Con chi volete stare? Mi sa che questa domanda per i comacchiesi stia diventando insopportabile. Hanno già risposto. Nel referendum indetto il 15 dicembre 2013 il popolo della città delle Valli indicò la Provincia di Ravenna come sublime traguardo per il suo futuro, alla faccia della matrigna Provincia di Ferrara. In percentuale: uno smagliante 88,82 in favore della capitale dei mosaici contro un misero 10,50 per la città estense. I numeri non si discutono, ma i modi e i tempi sì. Spiego perché - secondo me - la scelta ravennate è il più grande abbaglio che Comacchio e la sua amministrazione può prendere, in sæcula sæcolorum.

Dal referendum di due anni fa in verità sono passati due secoli. L’amministrazione decise che quella consultazione era valida a quorum zero, vale a dire che doveva essere efficace a qualsiasi costo. Infatti andarono alle urne solo 5.849 comacchiesi contro i 19.055 iscritti alle liste: un flebile 30 per cento. Quella stessa amministrazione che aveva architettato il referendum per la secessione dal Ferrarese non è più la stessa. È uguale, ma cambiata. Allora era grillina ortodossa, oggi è espulsa grillina, ancora coesa, ma in cerca d’autore. Non so, quindi, se allora, al tempo del referendum, la giunta di Marco Fabbri fosse eterodiretta (condizionata dall’esterno, ovvero dal tandem Grillo-Casaleggio). E non so se oggi questa amministrazione avrebbe ancora in animo di realizzare una simile sortita antiferrarese, antiPd, anticoesione interna.

È dunque cambiato il governo locale nel suo “essere”. E per giunta in questi due anni, che sono secoli, è mutato radicalmente il quadro: le Province sono state fatte sparire, si decomporranno definitivamente nel 2017. PROVINCE AZZERATE. Perciò è inutile e fuori dal tempo (quello futuro, che è quello che conta) attendere il caldo abbraccio della Provincia di Ravenna per sfuggire alla temuta stretta della Provincia di Ferrara. Non ci sono quasi più. Oggi il dilemma comacchiese è infatti se stare con l’Emilia o con la Romagna, che non sono la stessa cosa delle Province. Ora ci sono le Aree Vaste che la Regione deve costruire, connettere, delineare. E credo sia semplicistico e azzardato andare dove ti porta il cuore.

NON SONO SLOT MACHINE. Andare ad esempio a Modena perché ci si sente loro cugini; verso la linea litoranea perché laggiù col turismo degli ombrelloni ci sano fare; mirare con Goro, Codigoro e Mesola verso il Delta e Venezia perché c’è l’aeroporto; pensare di aggregarsi a chissà chi perché c’è un ospedale che funziona; accarezzare Ravenna perché per arrivarci ci sono solo 30 chilometri… Le Aree Vaste non saranno un terno al lotto o una slot machine.

C’È UN DIFETTO.  Certo, il caso di Comacchio è singolare. Non ne staremmo a scrivere pressoché ogni giorno se la città lagunare e la sua gente non fossero davvero un mondo a parte, in una condizione geografica e ambientale straordinaria (preziosa e compromessa), provenienti da una storia propria, inimitabile. Ma c’è un difetto. Quello che scambia la Romagna per la Provincia di Ravenna, per la cugina più brava, per una chimera. Sciocchezze.

EMANCIPAZIONE. La scelta romagnola di Comacchio ha alcune implicazioni che non reggono. La prima è quella che nessuno vuole confessare, e si chiama voglia di emancipazione. Il turismo da spiaggia di serie B dei sette lidi di Comacchio con l’inclusione nella Area Vasta di Romagna diventerebbe di serie A? No. La seconda è che la romagnolizzazione di Comacchio darebbe soddisfazione ad alcune categorie, farebbe da sponda ad alcuni settori? Sì. Ma in comune c’è unicamente il mare.

UNICAMENTE IL MARE. Questo “unicamente il mare” sta confondendo chi aspira a diventare romagnolo. Proprio il coincidente interesse sull’economia e il turismo costiero annienterebbe Comacchio. Credete voi che da Gabicce Mare a Rimini, da Cesenatico a Milano Marittima, fino al Lido di Classe, già fra loro concorrenti e nella morsa della crisi, si stringerebbero per far posto ai lidi comacchiesi? Non credo. La serie B sarebbe ancor più serie B, e Comacchio l’ultima arrivata, appendice settentrionale ferraresizzante e paradeltizia, infrastrutturalmente arretrata. Come epilogo Comacchio sarà un Comune in libera uscita che si confronterà con le ex Province robuste e omogenee di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

INCERTI. Capisco gli incerti. E anche i retropensieri degli amministratori locali che nel 2017, con le elezioni comunali, dovranno rispondere innanzi tutto dell’ardua scelta. Saranno loro a pagarne o goderne le conseguenze. “Unicamente il mare” varrebbe positivamente invece per la scelta dell’Area Vasta dell'Emilia (Ferrara, Modena, Reggio). Comacchio sarebbe l’unico sbocco sull’Adriatico di quest’altra nuova entità geopolitica.

DUE DOMANDE. E “unico” significa monopolizzatore delle attenzioni, dei fondi, dei contributi. Comacchio non avrebbe concorrenti e concorrenza perché il resto è terraferma che, aumentando d’intensità verso occidente, ha un’economia ancora sana, in moto, articolata. E poi il turismo a corto raggio da dove arriva a Comacchio? Non dalla Romagna, ma dall’epicentro di Ferrara (seconde case) e dal resto dell’Emilia. L’ansia di diventare romagnoli, una volta per tutte, dovrebbe saltare le affermazioni e porsi un paio di domande, finalmente fuori dal nostro piccolo, dov’è tutto facile e conosciuto. I riminesi vogliono nella loro Area Vasta i comacchiesi? Potrà mai un comacchiese diventare riminese?

s.scansani@lanuovaferrara.it

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