Comunione ai divorziati: il divieto del monsignore
Ferrara, lettera ai sacerdoti e ai fedeli ferraresi: aspettiamo le decisioni del Papa. «Ogni iniziativa contraria alla mia disposizione sarebbe illegittima e illecita»
FERRARA. È fuor di dubbio che la relazione finale del Sinodo sulla famiglia non ha “poteri di legge”. Come è risaputo toccherà al Papa, se e come lo vorrà, avvalersi di quella relazione e applicarne lo spirito. Inattesa è invece la Lettera ai sacerdoti e ai fedeli dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, che pubblichiamo qui a sinistra. Monsignor Luigi Negri, all’indomani della conclusione del Sinodo, infatti s’affretta a dichiarare ufficialmente che l’assise ha avuto unicamente un ruolo consultivo nei confronti di Francesco. Di conseguenza nulla per ora è mutato nelle norme, nelle consuetudini, negli atteggiamenti. Monsignor Negri frena. Innanzi tutto sulla comunione ai divorziati risposati, una delle aperture più discusse e attese del Sinodo e che, in verità, nei paragrafi 84 e 85 della “relatio finalis” non è esplicitamente citata. Quindi per qualcuno potrebbe essere contemplata e da altri esclusa.
Non per nulla proprio le proposizioni (si chiamano così gli indirizzi dei padri sinodali) sono passate non propriamente come un cammello per la cruna di un ago. Il paragrafo 85, infatti, è stato approvato con un margine ristrettissimo: i 265 padri sinodali presenti (in tutto erano 270) ha votato con 178 “sì” quando il quorum era di 177, mentre i “no” sono stati 80. A conti fatti gli astenuti sono stati 7 e la proposizione è passata con un solo suffragio di vantaggio. Formalmente la Lettera dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio è ineccepibile perché dice “fermi tutti”, ai preti e ai credenti.
Ma possiamo anche immaginare che il presule della città estense sia il primo a mettere in chiaro come funziona il Sinodo e a stoppare le fughe in avanti del clero e dei fedeli. Nel circondario dell’Emilia Romagna c’è un precedente, se così può essere definito. Quello dell’arcivescovo di Bologna Caffarra, già capo della Chiesa ferrarese, amico di Negri e collocabile nella stessa area della gerarchia conservatrice o integrale. Il cardinale è assolutamente ostile a qualsiasi apertura ai divorziati, ai risposati e a una qualsiasi eventualità di considerazione del mondo gay. Non lo ha affermato dopo il Sinodo, l’ha fatto prima e durante, essendo stato anche indicato fra i 13 firmatari della missiva critica nei confronti del Papa.
Negri nella sua Lettera sottolinea che soltanto quando Francesco avrà deciso la Chiesa ferrarese “abituata ad obbedire, obbedirà senza alcun problema”.
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