«Carife salterebbe senza l’ok della Ue»
Maccarone, presidente Fondo interbancario ieri al Senato: a rischio il salvataggio della Cassa e di altre 3 banche italiane
«Se l’Unione europea non darà l’ok, l’operazione di salvataggio di Carife e altre banche italiane rischia di saltare e la loro sorte sarebbe tragica»: l’audizione era fissata ieri pomeriggio alle 15.15 in Commissione Finanza e tesoro al Senato. Appena pochi minuti dopo le agenzie hanno iniziato a battere queste parole, riferite alla Commissione da Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), organismo che - come sanno da mesi risparmiatori e clienti Carife - dovrebbe sborsare 300 milioni di euro per dare un nuovo futuro alla Cassa di Risparmio di Ferrara. Dovrebbe, perchè le parole di Maccarone erano riferite proprio alla incertezza di quei 300 milioni di euro di aiuto del Fondo, parole che hanno subito raggelato tanti a Ferrara, e non solo, visto che il presidente parlava anche in riferimento alle posizioni di Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti, ora tutte a rischio salvataggio.
Al centro di tutto c’è la discussione in atto da tempo tra Italia e Commissione Ue sull'intervento del Fondo per ricapitalizzare e salvare le banche (quattro in questo caso) in dissesto e in crisi. Un confronto che sta incontrando ostacoli che, se non superati in tempo, potrebbero avere conseguenze tragiche su questi istituti portandoli alla liquidazione. Una sintesi delle parole di Maccarone che ha spiegato come «queste banche salterebbero e il danno non sarebbe solo per i depositanti, ma anche un colpo alla fiducia del sistema bancario e ci sarebbe uno scenario di fuga dei depositi da alcuni istituti». Uno scenario apocalittico, ma realistico, nel caso di un mancato intervento del fondo dovuto al mancato l’ok della Commissione europea. Tutto ruota attorno al fatto che fino a quando il decreto delegato sul bail-in (nuove regole di salvataggio di banche operato dabanche) non sarà adottato in Italia, con l’ok della Ue, «il Fondo non può intervenire» ha spiegato Maccarone alla Commissione. E l'ostacolo maggiore è, sempre a detta del presidente del Fondo, la scarsa disponibilità delle autorità europee ad ascoltare le ragioni italiane: «Non sembra che i contatti con la Commissione stiano riuscendo a superare le obiezioni Ue», obiezioni secondo le quali l'intervento del Fondo sarebbe un aiuto di Stato, che l’Unione europea non tollera più. E se non si superano questi ostacoli? «Si segnerebbe in maniera tragica la sorte di queste banche», ha sibilato in modo perentorio Maccarone. Occorre ribadire che il Fondo intende intervenire secondo il principio che un'azione preventiva di ricapitalizzazione (nuovi soldi) costerebbe meno di un rimborso a chi ha depositi e conti, in caso di liquidazione. «Il fondo ha predisposto un intervento complessivo per queste banche (le 4, Carife compresa, ndr) con un impegno di 2 miliardi di euro». Dunque, sarebbe meglio sborsare questi “pochi” soldi, piuttosto che gli interi depositi dei clienti: solo per dare un’idea, per Banca Marche il rimborso dei depositi garantiti sarebbe di 12,5 miliardi. Una cifra che, ha concluso Maccarone, «il Fondo non ha e non avrà mai». (d.p.)
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