Ferrara, il conto dell'Inps all'Auser, 90mila euro per contributi non versati
L'associazione di volontariato accusata per non aver pagato per i propri lavoratori: sono tutti volontari da noi mai lavoro nero, vogliamo giustizia subito il ricorso ai giudici dell’associazione
FERRARA. Il conto da pagare farebbe perdere la testa a chiunque. Loro, invece, quelli dell’Auser Volontariato Ferrara, organismo che raggruppa singole associazioni e che nel 2016 - ricordano - «compirà nel 2016 i venticinque anni di attività», replicano al conto da pagare con fermezza, ludicità e ironia: «Ci auguriamo di poter festeggiare la ricorrenza dei 25 anni nel migliore dei modi, ma ci sono però alcuni elementi che potrebbero impedircelo».
Quali? Quel conto da pagare, «la pretesa da parte dell'Inps del pagamento di quasi 90mila euro di contributi perché anziché considerarci volontari, quali noi siamo, ci ritiene lavoratori dipendenti».
Una beffa per chi ha fatto del lavoro volontario e gratuito il principio portante dell’attività quotidiana. E contro la beffa - informano dall’Auser con una nota - «il 6 agosto abbiamo presentato ricorso contro il provvedimento alla Direzione interregionale del lavoro che non si è ancora degnata di rispondere: e ora, così, saremo costretti a spendere soldi non per aiutare i cittadini e fare solidarietà, ma per difenderci in tribunale».
In tribunale l’Auser dovrà dimostrare - spiega la nota- una cosa ovvia: «che Auser non organizza nè lavoro nero né tantomeno subordinato. I volontari in qualsiasi momento possono decidere di non fare volontariato per quel giorno o per un periodo dato, o di cambiare completamente attività e invece di andare in un museo recarsi nelle scuole per vigilare e garantire la sicurezza dei bambini delle primarie». In tutto questo aggiungono in modo assai critico «c'è solo una libera e arbitraria interpretazione degli Ispettori dello Stato». E allora la domanda: «perché non prendere in considerazione il ricorso dell'Auser? Perché siamo sanzionati con richieste economiche tanto consistenti il cui pagamento significherebbe la chiusura dell'Auser di Ferrara? Non sarà per caso che c'è bisogno di fare cassa? Può essere che si tenti di favorire l'impresa sociale al volontariato? O forse sarà per qualche altro motivo che a noi sfugge perché non ne sappiamo sufficientemente? Quale sarà la verità?».
Le risposte arriveranno al più presto per via giudiziaria, mentre Auser si è già data risposte: «Per l'Auser esiste una sola verità e cioè che se si vuol fare giustizia occorrerà ripristinare l'onore della associazione, perché siamo solo utili in questa società e abbiamo un rispetto troppo rigoroso verso giustizia e istituzioni per fare quello che ci viene imputato». «E se così non fosse dovremmo chiudere, ma ora non vogliamo nemmeno pensarci». La difesa migliore sarà quella nell’aula del tribunale, alla quale non si sottrae certo Auser: «Noi faremo di tutto per difenderci ricorrendo al giudizio del Giudice, ma abbiamo bisogno di sapere se siamo ancora utili e graditi».
E per finire, annuncia che andrà fino in fondo: «Faremo ogni tipo di iniziativa verso le istituzioni e i cittadini per chiedere di sostenere la nostra associazione e i nostri volontari e per il semplice diritto di venire ascoltati e considerati». «Ci sarebbero ancora alcuni giorni - conclude la nota - per accogliere il nostro ricorso e avere una risposta dalla Direzione interregionale del lavoro. Chiediamo solo giustizia».
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