Salvataggio Carife: «Entro 10 giorni via libera per il Fondo»
Mauro Marino, presidente commissione Finanze del Senato, annuncia le tappe per l’approvazione del decreto legislativo: il sì del governo entro il 6 novembre
FERRARA. «Salvatore Maccarone, il presidente del Fondo interbancario e di tutela dei depositi (Fitd), ha chiesto una corsia d’urgenza. Quell’appello ci ha molto colpito e ci stiamo organizzando per garantire tempi brevissimi anche per il salvataggio di Carife».
Il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, Mauro Maria Marino, torna a far soffiare il vento della fiducia nella tesa e complessa partita che vede coinvolta in primo piano la principale banca del territorio. Ieri, intervistato dalla Nuova Ferrara, ha spiegato quali sono le tappe attraverso le quali sarà possibile ricapitalizzare Carife grazie all’intervento diretto del Fitd, che nell’operazione impegnerà 300 milioni di euro, evitando la tagliola della nuova normativa sul bail-in che entrerà in vigore dall’1 gennaio 2016. Da allora in poi saranno gli azionisti, i detentori di obbligazioni subordinate e i correntisti titolari di conti con una giacenza superiore ai 100mila euro a fornire il carburante interno per tappare i buchi aperti nelle casse degli istituti.
«Il percorso veloce concordato da Senato e Camera, che si stanno muovendo in parallelo per agevolare la gestione della crisi di quattro banche italiane (Carife, Banca Marche, Banca dell’Etruria e CariChieti) potrebbe concludersi entro una decina di giorni - annuncia Marino - Entro martedì 3 o mercoledì 4 novembre le due commissioni dovrebbero completare l’esame del decreto legislativo, che entro venerdì 6 potrebbe ottenere il via libera definitivo dal Consiglio dei ministri. Le Camere hanno tempo fino al 10 e al 13 novembre (scadenze differenziate) per concludere l’iter».
Marino aggiunge che da quel momento in poi il Fondo interbancario potrà muoversi anche in autonomia rispetto al percorso previsto per gli altri tre istituti interessati. Potrà acquisire la quasi totalità delle quote della banca ferrarese commissariata e l’intenzione «è di completare l’operazione il prima possibile». Sulla possibilità che l’Unione europea possa mettere in discussione la ricapitalizzazione Marino è chiaro: «Dopo l’ok al decreto legislativo l’Ue non dovrà dare ulteriori autorizzazioni, la procedura rientra nelle competenze nazionali. Domani (oggi, ndr) sentiremo in commissione i vertici di Bankitalia».
Le dichiarazioni di Marino, come si può notare, si inseriscono in uno scenario nel quale il fattore tempo è diventato decisivo. Maccarone, il presidente del Fondo Interbancario, è stato chiamato martedì a relazionare proprio davanti alla Commissione del Senato e ha precisato che, in caso di bail-in, la massa di depositi garantiti (quelli sotto i 100mila euro) delle quattro banche italiane più esposte ammonta complessivamente a circa 12,5 miliardi e che l'impegno solo per Banca Marche sarebbe di 7,5 miliardi. Risorse che il Fondo «non ha». Un ottimo motivo per evitare di incappare nella normativa del bail-in.
«Preciso che non ho mai parlato di uno scenario di fuga dei depositi, non ho mai detto che c'è un rischio di liquidazione, se non si superano le obiezioni Ue, nè tanto meno ho dichiarato che altrimenti si segnerebbe in maniera tragica la sorte di queste banche - aveva dichiarato cautelativamente Maccarone dopo i primi resoconti delle agenzie - Preciso di aver ribadito invece la ferma volontà del Fondo di intervenire, così come ha già deliberato, nel salvataggio delle banche attualmente commissariate, nel tempo più breve possibile e nell’ambito di un contesto normativo stabilizzato». (gi.ca.)
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