Spal, guerriglia tra ultrà. Mattioli: «Vietano la trasferta anche a noi»
Macerata off limits anche per i dirigenti. Ma la questura ribatte: non è vero
FERRARA. Quando si viaggia fra nervi tesi e dispiacere, il filo del rasoio è sottilissimo. Tanto da ingenerare equivoci, rischiando inciampi clamorosi. Ieri sera è uscita pure questa: “Trasferta di Macerata vietata anche ai dirigenti spallini”. Sarebbe una estensione, decisamente forzata, della Questura di Macerata al divieto al match deciso per i residenti in Emilia Romagna. Accadesse davvero, si tratterebbe di un fatto epocale. In realtà è probabile (sperabile) che già oggi la vicenda venga rimessa su binari più logici. Ad ogni modo, a ieri sera, il presidente spallino Mattioli riteneva di non poter seguire la squadra. Lui come la famiglia Colombarini: «Mi ha telefonato la società di calcio di Macerata, spiegandomi con imbarazzo che la Questura locale ha comunicato che proprio nessun ferrarese potrà essere al seguito. Staff societario compreso. Ho chiesto spiegazioni che al momento non mi sono state fornite. Potete capire quanta rabbia ho in corpo. Non si è mai visto che i dirigenti vengano fatti passare per tifosi. Ho immediatamente telefonato alla Lega, la quale ha contattato l’Osservatorio. Immagino analizzeranno la situazione. Ma, per ora, le notizie che ci hanno comunicato ufficialmente sono queste: noi dirigenti non possiamo andare a Macerata».
«Ai miei interlocutori, ironicamente - ha proseguito - ho chiesto se possiamo almeno mandare la squadra oppure se dobbiamo chiuderla qui. Cerco di mantenere la calma, però non è facile». In linea di massima prevarrà la logica e - naturalmente - proprietari e staff del team spallino potranno scendere nelle Marche. Almeno questo dovrebbero garantire le “diplomazie” al lavoro.
Da fonti interpellate ieri sera alla Questura di Ferrara hanno prontamente replicato che si tratta di un grossolano equivoco: «Non è vero». Poichè, spiegano ancora, non è stata vietata nessuna trasferta ai dirigenti, si è provveduto solo a chiedere i nomativi del presidente e dei dirigenti accompagnatori per accertare la loro identità e evitare la sovrapposizione di troppi accrediti. «Non capiamo l’equivoco - spiegavano ieri sera- domani comunque provvederemo».
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