Spal, ecco gli arresti sportivi dopo la guerriglia in A1
La polizia chiede una decina di Daspo per gli ultrà violenti del dopo Prato-Spal. Indagini in corso per identificare tutti i passeggeri sui furgoni quella notte
FERRARA. E adesso, dopo la guerriglia sull’A1 del dopo Prato-Spal, scattano gli arresti sportivi, i Daspo, di cui si è avuta notizia soltanto ieri. Dalla questura di Ferrara, dopo la raccolta degli atti investigativi tra Firenze, Bologna e Ferrara, sono partite da tempo le richieste per i provvedimenti di «arresto» sportivo, il divieto - per intenderci - di andare allo stadio e seguire le partite esterne e casalinghe della Spal per un numero di ultrà - da quanto si apprende - sotto la decina.
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Tanti tifosi nei guai. Si tratta dei tifosi già identificati, quelli che erano alla guida dei furgoni, quelli che hanno lanciato bottiglie e che hanno invaso la carreggiata dell’A1 a Casalecchio, mentre sono in corso valutazioni investigative anche su tutti i tifosi presenti alla guerriglia (si tratterebbe di una 40ina di persone, gli occupanti di tre furgoni e altre auto, non del pullman Spal per le trasferte). Si tratta di Daspo aggravati poichè si dovrà valutare anche l’aggravamento, appunto, della misura dell’obbligo di firma per cui i tifosi daspati dovranno recarsi da polizia o carabinieri a firmare la loro presenza in quell’ufficio e l’ assenza dallo stadio, misura cautelare che deve essere decisa da un giudice.
Giudica tutto Bologna. La competenza territoriale della guerriglia (i fatti avvenuti sulla Autostrada del sole tra Pian del Voglio e Casalecchio di Reno, il sabato sera 10 ottobre) è di Bologna e per questo motivo, sarà il tribunale felsineo a valutare la richiesta del questore Antonio Sbordone. Arresti sportivi dicevamo che rappresentano i provvedimenti obbligati a fronte di un fatto gravissimo, la guerriglia sull’A1 con inseguimenti, speronamenti e lancio di bottiglie in movimento dai furgoni su auto in transito, tra una quarantina di tifosi Spal e quelli del Rimini.
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Novità solo per Ferrara.Una guerriglia che rappresenta una novità per Ferrara, non per il panorama nazionale. Guerriglia che si accende, spesso - dicono gli esperti di polizia sulle tifoserie - non più dentro e fuori gli stadi - un tempo i punti critici degli scontri tra ultrà -, ma lungo i percorsi delle trasferte, le autostrade di tutta Italia, con incontri-scontri tra tifosi, casuali, imprevedibili e pericolosi.
La nuova emergenza. Questa è la nuova e vera emergenza, che l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive - che ha deciso e ordinato il divieto di trasferta degli spallini - ha messo in luce - almeno nel caso ferrarese -, confermando che questi provvedimenti (la Spal è solo una delle ultime società a farne le spese) stanno diventando sempre più efficaci per evitare problemi, incidenti, e stragi, come quella evitata nel dopo Prato-Spal, davvero per un miracolo.
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Strumenti di prevenzione. Divieti di trasferta che diventano strumenti efficaci di prevenzione, perchè quando accadono incidenti, scontri, invasioni di carreggiata di autostrada - a Casalecchio - gli strumenti di repressione non si riescono ad applicare subito. «Non si poteva arrestarli subito tutti?», chiedeva ieri sui profili Facebook della Nuova, uno dei tanti commentatori alla notizia della guerriglia del 10 ottobre.
Impossibile arrestarli lì. Impossibile farlo quella notte, in mezzo alle corsie dell’autostrada, con i tifosi schierati lungo lo svincolo di Casalecchio dell’A1, con le auto che sfrecciavano. Impossibile identificarli tutti, i tifosi, un centinaio, tutti schierati sull’asfalto, mentre pioveva, di notte. Quella notte, più che arrestare i tifosi, la polizia ha pensato ad «evitare la strage».
Abbiamo evitato la strage.
Questo è vergato nero su bianco sui verbali di servizio oggi in possesso dell’Osservatorio e della Commissione ad hoc che ha deciso il divieto di trasferta mercoledì a Mantova e domani a Macerata. Per tutti i tifosi Spal. Anche quelli che non c’erano la notte del dopo Prato-Spal.
Quelli che non c’entrano nulla col tifo violento, che non sanno cosa sia una guerriglia tra ultrà con bottiglie e bastoni.
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Nessuna dissociazione. A questi tifosi, anche la curva Ovest, era stato chiesto di dissociarsi, di fare dichiarazione pubblica di condanna degli ultrà, per far rientrare il divieto. Non l’hanno fatto. Il divieto è rimasto: nessuna trasferta. E nessun tifoso, davanti al maxi schermo, pensato dall’assessore Simone Merli come «contentino». Saltato anche questo. Perchè non si può far festa con chi non ha nemmeno il coraggio di dire basta al tifo violento. (l.n.f.)
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