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Ferrara alla rovescia Ecco la contro-storia del “Lodovico”

Ferrara alla rovescia Ecco la contro-storia del “Lodovico”

Parisina non perde la testa ma dovrà mangiare kebab E gli Unni sono nulla a confronto dei piani regolatori

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Quando Ferrara non era ancora Ferrara, al posto dell’attuale quartiere del Barco c’erano le palafitte e gli Unni scalavano il Montagnone sulle note della “Marcia di Brancaleone”. Secoli dopo, gli amanti Ugo d’Este (interpretato da Alberto Cocchi) e Parisina Malatesta (Federica Achilli) non morirono decapitati come si è soliti credere, bensì furono condannati a mangiare per sempre hamburger al McDonald’s oppure kebab. Mentre le ancelle dei duchi avevano un accento dell’Europa orientale simile a quello delle odierne badanti.

È la contro-storia della città raccontata dal “Lodovico”, lo spettacolo satirico in scena in questi giorni al Nuovo. Si recita, si canta e si ride nelle tre ore frutto della nuova impresa del Gruppo Teatro Leggero, con testi e regia di Giampaolo Zardi. Le figure di Lodovico da Gambulaga (Massimo Masotti) e della moglie Zobeide (Valeria Vitali) conducono lo spettatore lungo il racconto di fantasia, tra richiami al passato che incrociano personaggi noti della Ferrara di oggi. Come l’incontro tra il terribile devastatore Attila (Roberto Dalloco) e l’assessore all’urbanistica Roberta Fusari (al secolo Anna Pellizzari) più l’ex Raffaele Atti (Massimo Polacchini), “colpevoli” degli ultimi piani regolatori.

Vero e proprio musical il primo atto, chiuso con il coro “Viva la biga” dedicato all’orgoglio ciclistico locale, più condito di sketch il secondo, con tanti riferimenti all’attualità e punzecchiature al vip di turno.

Ecco il ministro Dario Franceschini assieme alla moglie Michela, quindi il trio composto da Tiziano Tagliani (Eugenio Cabitta), Massimo Maisto (Federico D’Anneo) e Aldo Modonesi (Massimo Dolcetti), presentati sì come i moschettieri dal motto “uno per tutti, tutti per uno”, ma pure nelle vesti di tassatori seriali ai danni dei cittadini. E ancora Paolo Calvano e Marcella Zappaterra (Catia Pignatti): eletti in Regione, “risolto il problema del domani”. Spassoso il “rosso” Fausto Facchini nella parte del gerarca “fassìsta” Italo Balbo, oltre che in quella, con indosso mutande e basta, di un certo Rocco Siffredi da Gaibanella. C’è poi l’avvocato Alberto Bova (Cesare Travasoni) che intona la canzone rigorosamente “in latinorum”, mentre il pubblico si sbellica all’apparire della preside del Vergani Roberta Monti (alias Rita Fusi) e del suo abito al solito sgargiante, anzi stavolta decisamente abbagliante a suon di luci elettriche; al suo fianco non può mancare un elegantissimo Paolo Bruni, in versione nobile veneziano. Molto ben curati sia i balletti del Gruppo Danzamando diretto da Federica Massa sia i costumi di Caterina Mariotti e Angelica Cavallari, il tutto con l’accompagnamento dell’orchestra condotta da Enzo Massa. Lo spettacolo replica ancora stasera (ore 21) e domani (ore 16). Biglietti a 25 euro (15 quelli non numerati), con incasso devoluto alla Fondazione Ant per progetti di assistenza domiciliare oncologica.

Fabio Terminali

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