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La quota di garanzia Eni non elimina dubbi e timori

La quota di garanzia Eni non elimina dubbi e timori

Incontro tra i sindacati e l’ad Descalzi sull’ingresso di un partner finanziario Caleffi (Uiltec) e Chiarioni (Filctem): «Necessario un intervento del governo»

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Eni manterrà una quota di garanzia all’interno di Versalis. Lo avrebbe assicurato lo stesso AD della società Claudio Descalzi, secondo quanto riferito dai sindacati dopo l’incontro di ieri con il manager. In una nota unitaria, Filtcem Cgil, Femca Cisl e Uil Uilcem hanno riferito che «l’amministratore delegato ha confermato i contatti con Fondi internazionali con i quali Eni sta negoziando la cessione di quote di Versalis. Inoltre è stato rappresentato come il tema della salvaguardia dell’occupazione e dell’attuale piano industriale di Versalis siano per Eni due condizioni indispensabili al fine di scegliere il partner. In ogni caso l’Eni manterrà una quota di garanzia all’interno di Versalis e dunque non si tratterrebbe di una cessione totale della propria società chimica». I sindacati hanno poi convocato il coordinamento sindacale unitario del Gruppo Eni per il 6 novembre, ma fin da ora, sottolinea il segretario della Uiltec Ferrara, Vittorio Caleffi «si apre anche per Ferrara un confronto che deve impegnare il Governo ad assumere una posizione precisa sul ruolo della chimica. Serve una scelta industriale che metta in corpo la difesa della produzione e quindi del lavoro. Questo deve essere l’obiettivo. L’ingresso di un partner commerciale potrebbe anche rappresentare un’opportunità di rilancio del settore, a patto che non si limiti a un’operazione finanziaria ma abbia anche contenuti industriali, altrimenti saranno lacrime e sangue».

È proprio sul peso della “quota di garanzia” di Eni che Fausto Chiarioni, segretario della Filctem Cgil di Ferrara, riserva qualche timore. «Il problema è: Eni manterrà il controllo del nuovo soggetto o si ridurrà a una quota minoritaria? Perché con l’ingresso di un partner finanziario è più che mai necessario avere un soggetto industriale per la parte produttiva, e non è secondario capire se sarà Eni a decidere». Chiarioni registra un elemento positivo: il fracking a Marghera non sarà dismesso. «Era una delle nostre rivendicazioni, perché la parte impiantistica da dismettere avrebbe dovuto essere sostituita dal potenziamento della “chimica verde”, per la quale però ad oggi non ci sono sviluppi significativi, e dunque l’azzeramento del fracking avrebbe messo l’impianto seriamente a rischio. Il punto, in ogni caso, è il futuro della chimica italiana: in campo ci sono scelte di tipo politico, un confronto con il Governo è quantomai necessario».

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