La triste fine del CoCoT: da 80 dipendenti a gigante devastato
La quinta tappa del nostro viaggio "I luoghi dell'abbandono" arriva a Mesola per il laboratorio tessile rimasto aperto una quarantina d'anni. Le foto di Devis Ph Vezzaro
MESOLA. Il viaggio nei luoghi dell’abbandono della provincia di Ferrara fa tappa nel luogo in cui diverse generazioni di artigiane e di sarte, di Mesola e dei paesi limitrofi, hanno lavorato dagli anni Settanta fino al 2011: il Consorzio Confezioni Tessili (CoCoT). Questa è la quinta sosta di un viaggio che la Nuova Ferrara ha iniziato da Copparo, precisamente dalla Quercia, in quella che un tempo fu il ritrovo di tanti ragazzi, giovani e meno giovani di tutte le età attirati dalle grandi sale della discoteca e dal ristorante annesso. Dalla Quercia la Nuova Ferrara ha fatto visita allo stabilimento del Latte Ala, una delle aziende che faceva parte del gruppo Cirio. Da Copparo a Saletta in quello che una volta fu il Tabacchificio fino a Lido Nazioni nella discoteca Casbah, entrambi ormai in decadenza.
La quinta tappa della Nuova Ferrara fa parte di un trittico: quello dei “tre giganti decaduti”. Tre stabilimenti industriali della zona di Mesola che davano lavoro a tante persone e che quindi animavano la vita economica del paese. Sorto quasi al termine di quel periodo che tutti conoscono come “il miracolo italiano” o boom economico, il laboratorio tessile CoCoT è nato a poche centinaia di metri dagli altri “giganti” e per quasi 40 anni ha visto tra le sue mura un continuo via vai di persone e merci.
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Nato al civico 245 di via dell'Artigianato il Consorzio Confezioni Tessili rappresentava negli anni scorsi una tra le maggiori attività di occupazione femminile del territorio. Il CoCoT, fallito nel 2011, è costituito da un capannone artigianale-industriale, da uno a uso laboratorio e da una corte di pertinenza. Il tribunale ha tentato recentemente il sesto esperimento di vendita, in questo caso senza incanto. «Negli ultimi anni di attività - spiega l'attuale presidente di Delta 2000, Lorenzo Marchesini - penso intorno al 2006-2007, ci lavoravano solo una ventina di occupate ma negli anni Settanta ricordo che si è arrivati fino ad 80». Un gigante che aspetta una auspicabile riqualificazione e un agognato rilancio.
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Come sempre le bellissime immagini sono del fotografo Devis Ph Vezzaro, ideatore della pagina Facebook "I luoghi dell'abbandono" (il link è https://www.facebook.com/I-luoghi-dellabbandono-872168149502487/?fref=ts), da poco diventata anche un'associazione culturale.
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