«Malata e costretta a letto Ho bisogno di una casa»
Comacchio, il calvario di una donna di 71 anni che non può muoversi «Viviamo in una stanza, abbiamo bisogno di una camera in più per la badante»
COMACCHIO. Quella di Wilma Carli, 71enne comacchiese, da un anno allettata per gravi patologie concomitanti è una storia di sofferenza, sulla quale gravano purtroppo gli ingranaggi della burocrazia. «Io da un anno non posso più muovermi dal letto e mio marito non può aiutarmi a sollevarmi, né a spostarmi per accompagnarmi alle visite continue, perché ha i tendini delle braccia rovinati. Non abbiamo figli – prosegue la donna disperata – e in questo bilocale non riusciamo ad ospitare la badante, di cui ho bisogno e non sappiamo come fare ad andare avanti». Da 50 anni Wilma ed il marito Sante Nordi, di 76 anni, vivono al piano terra di un immobile in via Mazzini 103, di proprietà della Curia, dove non è presente l’impianto di riscaldamento, ma solo una pompa di calore, che funge anche da condizionatore. «La commissione dell’Usl mi ha riconosciuto l’invalidità al 100% - prosegue Wilma Carli -, e anche il mio medico ha certificato che sono inferma grave, allettata e che vivo in condizioni disagiate, per cui non riesco ad ospitare a tempo pieno la badante. Abbiamo chiesto alla Curia un appartamento a piano terra con due stanze da letto, ma ci è stato risposto che non ce ne sono. Mio marito è condannato in casa, perché ho bisogno di assistenza continua». Wilma tuttavia riceve tutti i giorni assistenza e anche l’Usl una volta al mese le assicura il cambio del catetere, ma la priorità assoluta è quella di una badante in casa. «Paghiamo 320 euro di affitto e la Curia ci aveva proposto una casa a 470 euro di canone mensile, ma senza sgombracasa. Noi non possiamo permettercelo con le nostre pensioni, anche perché 100 euro alla settimana vanno alla badante e ogni volta per visite - prosegue - paghiamo 57 euro per il trasporto in ambulanza, perché non posso spostarmi più sulla seggetta, ma solo sulla lettiga». Un mese fa l’Usl ha riconosciuto a Wilma anche un letto attrezzato da ospedale con manopola e sbarre, ma le patologie non le consentono di sollevarsi in autonomia. L’Acer, attraverso lo sportello locale, ha fatto sapere a Sante, marito di Wilma che la coppia, senza figli, non è in possesso di punteggio congruo per entrare nella graduatoria di assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica. «Abbiamo ripresentato la domanda e siamo in attesa di risposta – dichiara Sante Nordi - visto che le graduatorie periodicamente vengono aggiornate, ma in questo modo non possiamo continuare a vivere, perché io non riesco ad aiutare mia moglie e le pensioni non ci permettono di pagare un affitto più alto. Oltretutto il soffitto del bagno è stato fotografato dal tecnico della curia perché non è in buone condizioni», conclude l'uomo.
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