Dagli esami medico-legali tutte le risposte al giallo
L’autopsia sul cadavere di Pierluigi Tartari sarà in grado di fornire tutte le risposte ai quesiti posti dalla procura. È questa la prima, e tutt’altro che scontata, certezza che emerge al termine...
L’autopsia sul cadavere di Pierluigi Tartari sarà in grado di fornire tutte le risposte ai quesiti posti dalla procura. È questa la prima, e tutt’altro che scontata, certezza che emerge al termine degli accertamenti medico legali che hanno impegnato i consulenti di parte fin dalla giornata di giovedì. La cautela, in questa fase, è massima, perché i riscontri in grado di dare corpo alle ipotesi potranno provenire solo degli esiti degli accertamenti istologici e biochimici, ma il lavoro svolto dagli anatomopatologi avrebbe già delineato un quadro piuttosto definito riguardo alle cause del decesso del pensionato di Aguscello, rimasto diverse ore in balìa di una banda di rapinatori la notte del 9 settembre e trovato cadavere il 26 dello stesso mese, legato e imbavagliato, in un casolare abbandonato in via Pelosa. Tartari era ancora vivo quando fu lasciato in quell’edificio isolato e nascosto dalla vegetazione? Sì, secondo Patrick Ruszo, il 19enne slovacco che il 25 settembre, il giorno del suo arresto aveva indicato ai poliziotti della Squadra mobile il casolare diventato la tomba dell’anziano. I riscontri a questa ricostruzione saranno fondamentali non solo per avvalorare la sua versione, ma per meglio definire le contestazioni a carico delle tre persone finite in carcere con l’accusa di rapina e omicidio: oltre a Ruszo, anche il 22enne rumeno Constantin Fiti e il capo della banda, Ivan Pajdek/Huber Sandor, 51 anni, arrestato in Slovacchia e la cui estradizione è prevista attorno alla fine di novembre.
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