L'Area Vasta fa rima con aria fritta
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
Sono due le impressioni che dipingono la marcia del territorio ferrarese verso il suo futuro prossimo. La prima è di Marcella Zappaterra, già presidente della Provincia (dunque se ne intende) e attuale consigliera regionale del Pd. Ha detto che “i ferraresi sono ossessionati dall’essere sacrificati” e, che in vista della formazione delle Aree Vaste, lei si è rassegnata: “Le identità non esistono più”.
La seconda impressione è del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, sempre Pd, che da presidente della Provincia va accompagnandola verso l’eutanasia prescritta dal ministro Delrio: “Siamo nella condizione ideale per rimanere da soli” e, sempre occupandosi di Aree Vaste, ha detto “non ho capito di cosa si decide”, e poi: “Con questa storia dell’andiamo di qua o dell’andiamo di là mi viene abbastanza da ridere”.
Le ho chiamate impressioni. In verità sono posizioni non coincidenti e non ottimistiche colte durante l’assemblea Confesercenti di martedì scorso dedicata proprio al rovello delle Aree Vaste. Che ne sarà di noi attraverso questa prospettiva che supera le Province, i loro confini, il loro reticolo geografico e storico? Entro quest’anno i territori dovranno dire alla Regione quali sono le “forme associate” predilette per ambiente, energia, protezione civile; trasporti e viabilità; agricoltura, caccia e pesca; attività produttive, commercio e turismo; istruzione e formazione professionale, cultura, sport e giovani; sanità e politiche sociali. La scelta dei Comuni o delle Unioni di Comuni non sarà rigida, potrà essere multidirezionale.
Faccio qualche esempio. Comacchio per l’ambito del turismo potrebbe associarsi a Ravenna, mentre per l’istruzione potrebbe legarsi ad Argenta; invece Cento per le attività produttive potrebbe cercare relazioni con i Comuni del vicino Modenese (con Bologna no, perché è area metropolitana non associabile) e per i trasporti restare con Ferrara; Bondeno dal canto suo per agricoltura, caccia e pesca potrebbe connettersi a Modena e guardare a Ferrara per chissà cos’altro.
Un simile dipinto scomposto rappresenterebbe la solenne disgregazione del territorio, che apparterrà pure all’evo passato, ex ducale, provincialistico in un mondo che è invece liquido e plastico. Ma a Ferrara e al Ferrarese è necessario e indispensabile. Nel documento presentato da Confesercenti è infatti segnalato: “La convenienza sarà quella di non fare un’unica scelta per tutte le materie, ma di fare alleanze funzionali. Non vorremmo che questa frammentazione portasse a un indebolimento ulteriore del territorio”.
Il riordino istituzionale in Aree Vaste è in discussione e da quel che si sa per l’Emilia Romagna è un’innovazione a livello nazionale, per ora sperimentale. Marcella Zappaterra è la relatrice della legge per il Pd. Ci crede fermamente. Martedì ha anche immaginato che “due parti dell’attuale provincia possano prendere decisioni diverse”. Immagino l’Alto Ferrarese (Cento e Bondeno) con un occhio a Modena, e il Basso Ferrarese (Comacchio ed altri) con un occhio alla Romagna. Alleanze a geometrie variabili.Da qui la convinzione della Zappaterra che l’epoca delle identità sia esaurita per proiettarsi in prospettive extraconfinarie.
Invece, per Tagliani, l’identità è un sinonimo non romantico dell’unione fa la forza, ed è evidente che lui ha bene in mente il capoluogo che non può fare a meno del territorio e viceversa: “O tutti i 24 sindaci stanno insieme o non contiamo più a niente”. Si tratta dunque di un’identità politica che in un imminente domani dovrebbe compattamente presentarsi a Bologna in Regione, a Ravenna o a Modena. L’ordine sparso, l’operazione intentata da un paio di sindaci quale approdo avrebbe? Basta considerare che la Romagna nel suo complesso ha forte struttura e sicura identità, o che Modena ha un proprio tessuto connettivo e parecchie energie.
Verso il Ravennate o verso il Modenese la nostra provincia disarticolata, a seconda delle vocazioni di ciascun Comune, sortirebbe dei pellegrinaggi. Il termine deriva da pellegrini, per ager, viandanti per la campagna. Infine c’è da mettere in conto che se la Regione va immaginando il suo nuovo assetto in Aree Vaste variabili, lo Stato fa altrettanto, ma ridistribuendo a modo suo ad esempio tribunali, prefetture, addirittura le circoscrizioni elettorali e poi, più avanti le macro Regioni.
Che cosa coinciderà, domani, con Ferrara e il Ferrarese? Di fantageografie qualcosa ne so. E’ del 2006 – epoca non sospetta - il volume a cui partecipai con uno scritto, “Atlante economico e sociale di area vasta: Ferrara, Mantova, Ravenna e Rovigo, l'Oriente Padano”, a cura di Antonino Zaniboni e Sinopsis Lab. Coincidono le impressioni della Zappaterra quando dice che siamo “ossessionati dall’essere sacrificati” con quanto osserva Tagliani: “Siamo nella condizione ideale per rimanere da soli”.
Che io intendo come una presa di coscienza per provare a restare aggregati e a tirare fuori benedette energie e sante potenzialità dei ferraresi. Considerando anche che mai nessuno qui si pone il dilemma “chi ci vuole?”. La morale di questa narrazione è che avanza una riforma enigmatica e rischiosa. Area Vasta e aria fritta non fanno rima, ma allitterazione. Fascino futuro solo verbale.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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