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Una vita tra gli ammalati ed i popoli più poveri

Una vita tra gli ammalati ed i popoli più poveri

San Biagio, Maria Negretto è tornata in paese per salutare parenti e amici Ma è già ripartita per il Camerun: «È in quei luoghi lontani che mi sento a casa»

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SAN BIAGIO. Una vita in Camerun, tra malati di lebbra e tanta povertà. Maria Negretto era tornata nella "sua" San Biagio di Argenta per un periodo di riposo e cure ma mercoledì scorso, l'indole missionaria, l'ha di nuovo spinta a ripartire, da sola, per tornare nella missione di Bafoussam, tra la sua gente.

«Non siamo riusciti a convincerla a rimanere ancora un po' - racconta Piera, la cognata e moglie di Angelino Negretto -, per riprendersi e così mercoledì, io e mia figlia Silvia l'abbiamo accompagnata all'aeroporto di Bologna e da sola è ritornata in Camerun e prima di salutarci, sorridendo ci ha detto: "Oh, adesso vado a casa mia". Ecco un classico esempio di cosa significhi il mal d'Africa legato allo spirito missionario».

Una testimonianza di fede che nasce a San Biagio e che per oltre 40 anni, ha portato Maria Negretto a mettere in pratica un amore per il prossimo molto lontano. Per lei, che era un'infermiera professionale divenuta poi una "Annunziatina" appartenente alla famiglia Paolina, la scelta di vita è nata a circa 30 anni quando decise di andare tra i poveri del Camerun. Il suo impegno ha dell'incredibile: dure battaglie per sconfiggere la lebbra, diversi progetti per un'educazione-formazione capillare igienico sanitario, una lotta costante al dilagare del virus Hiv oltre ad una costante lotta contro la mortalità delle giovani partorienti. Non solo, istruzione, assistenza ai malati mentali e terminali, strutture scolastiche e persino interventi a favore dei detenuti. In questi giorni sta per completare una radio per fare informazione e prevenzione. Una donna instancabile, ma essendo così minuta e fragile, in questi ultimi tempi è stata costretta ad un periodo di cure e riposo. Infatti, a maggio era tornata in Italia, prima a Rimini dove ha sede la sua organizzazione poi ad Argenta nella casa di accoglienza “Don Minzoni”. «Pesava 39 chilogrammi - racconta ancora la cognata - e in un mese e mezzo ha riacquistato cinque chili e stava meglio. E qui vogliamo ringraziare il personale di servizio che è stato veramente bravo, non le hanno fatto mancare niente persino una linea telefonica per collegarsi a internet col computer. Poi è venuta in casa qui a San Biagio, con sua fratello Angelino ma si vedeva che non vedeva l'ora di ripartire».

Giorgio Carnaroli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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