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spaccio di droga

Operazione Cattedrale, un’assoluzione

Ultimi strascichi processuali. Un altro imputato condannato per favoreggiamento

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Era l’ultimo strascico processuale dell’operazione Cattedrale, il maxi blitz antidroga che nel 2012, dopo tre anni di indagini da parte del Nucleo investigativo dei carabinieri, della procura di Ferrara e della Dda di Bologna, aveva portato a 47 misure cautelari e, in seguito, a condanne per quasi un secolo (pene dai due ai 18 anni) con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

Ieri il Tribunale di Ferrara ha esaminato invece due posizioni minori: quella di Astrit Rica che, difeso dall’avvocato Alessandro Falzoni, è stato assolto perché il fatto non sussiste; e quella di Gentian Nezha che, difeso dall’avvocato Zanini del Foro di Vicenza, è stato condannato a sei mesi, ma il giudice ha derubricato il reato da spaccio a favoreggiamento.

L’operazione Cattedrale aveva preso il via nel 2009 con 25 arresti in flagranza, e le indagini successive avevano portato appunto a 47 misure cautelari nei confronti di 38 persone. L’attività degli inquirenti aveva consentito di smascherare i trafficanti di droga, albanesi e italiani,  che gestivano un traffico di cocaina proveniente dal Belgio e dalla Svizzera. Le ramificazioni dell'associazione si erano estese oltre l'Emilia Romagna, in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana e Puglia. La cocaina veniva comprata in Belgio e in Svizzera a 25mila euro al chilo, e veniva poi moltiplicata piazzandola in mezza Italia, con un giro d’affari che arrivava a superare un milione di euro.

Il traffico veniva gestito da Ferrara, addirittura dal cuore della città: «Ci vediamo in Cattedrale», era il messaggio in codice tra i boss albanesi. Da qui aveva preso il nome la maxi operazione.

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