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Commercio in rivolta Domani sarà sciopero

Commercio in rivolta Domani sarà sciopero

I contratti scaduti da quasi 2 anni ma l’accordo per i dipendenti è ancora lontano I sindacati: chiesti 130 euro di aumento, dalla cooperazione risposte irricevibili

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Sono scaduti da 22 mesi i contratti nazionali di lavoro nel settore della grande distribuzione e del commercio, per la precisione quelli applicati dalla cooperazione e da sigle come Federdistribuzione e Confesercenti. Giusto pochi giorni fa le trattative sono state interrotte: troppa la distanza tra le parti in gioco e il confronto potrà riprendere solamente dopo lo sciopero indetto per la giornata di domani da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs per l’intero turno di lavoro. I sindacati confederali chiamano alla mobilitazione i dipendenti delle grandi catene e dei negozi, a difesa del salario e dei diritti. «All’inizio la nostra piattaforma – spiegano i segretari provinciali Fabrizio Tassinati, Luca Benfenati e Giorgio Zattoni – chiedeva un aumento medio di 130 euro lordi a regime nell’arco di tre anni. In pratica un recupero del potere d’acquisto sulla base dei modelli contrattuali già vigenti e senza intaccare le normative». Dall’altra parte è arrivato un no piuttosto secco, peraltro con alcune differenze. Se nel marzo scorso è stato rinnovato l’accordo con Confcommercio, sulla base di incrementi salariali medi di 85 euro da corrispondere in cinque tranche, Federdistribuzione (che sul territorio rappresenta realtà importanti come Despar e Interspar, Bennet, Alì e Alìper, Cadoro; Conad invece è sotto Confesercenti) ha preso le distanze disdettando il precedente contratto, misura poi rientrata. «Per ciò che riguarda la cooperazione – dicono i tre sindacalisti -, ossia Coop Estense e Coop Reno, le proposte che ci sono arrivate sono assolutamente inaccettabili, addirittura peggiorative, con perdite economiche tangibili e immediate a danno dei lavoratori: le aziende in pratica vogliono indietro dei soldi e una cambiale in bianco». Tra le richieste di parte datoriale figurano riduzioni delle maggiorazioni per le ore supplementari, straordinarie, notturne, festive e domenicali («le domeniche diventerebbero praticamente normali giorni lavorativi», sostengono i sindacati), ma anche aumento del divisore orario, riduzione delle ore di permesso cumulabili e deroghe automatiche e unilaterali al contratto nazionale in caso di stati di crisi. «Siamo disponibili alla flessibilità, ma questa va governata e pagata», affermano gli esponenti di Cgil, Cisl e Uil, i quali non escludono la possibilità che domani qualche negozio di piccole o medie dimensioni in provincia o qualche reparto di ipermercato possa essere costretto a rimanere chiuso. «Tra i lavoratori in assemblea – aggiungono Tassinati, Benfenati e Zattoni – c’è molto malcontento. Ci vengono segnalati alcuni beceri comportamenti antisindacali, come indagini ad personam e intimidazioni per sfavorire le adesioni allo sciopero, oltre che cambi di orario molto sospetti». All’astensione dal lavoro si affianca un presidio della sede cittadina di Legacoop, sempre domani dalle 10 alle 12. Un secondo sciopero è stato già convocato per il 19 dicembre.

Fabio Terminali

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