Ultimo saluto a Rina con Ciao ciao bambina Tony Renis e Morgan
Folla e commozione nella chiesa cittadina di San Gregorio Musica, poesie e la testimonianza di Elisabetta e Vittorio
Sono state le note di " Ciao ciao Bambina " cantate da Tony Renis che ne fu l'autore e Morgan, a dare ieri l'ultimo saluto a Rina Cavallini Sgarbi.
L'avevano accolta le parole dell'arcivescovo Luigi Negri che ha poi lasciato la celebrazione del rito funebre a padre Orazio, a don Giancarlo parroco di Stienta dove riposerà nella tomba di famiglia ed a don Andrea appena nominato responsabile della comunità di Ro.
Nella piccola chiesa di San Gregorio di via Cammello, dove 65 anni prima si era unita in matrimonio al suo Nino, gremita all'inverosimile, ma con altrettanta gente fuori, si è svolta la cerimonia alla fine della quale lo stesso Morgan ha eseguito quel Preludio al clavicembalo di Bach da cui fu tratta l'Ave Maria.
Tra i partecipanti la figlia di Vittorio, Alba, con la madre, il sindaco di Ro e quello di Stienta (dove Giuseppe Sgarbi è cittadino onorario), il collezionista d’arte Agosta Tota, il conduttore de “La Zanzara” Cruciani, l’ex presidente della Carife Santini, i fratelli Tamani del ristorante Ambasciata dove Rina festeggiava i compleanni, lo scrittore Roberto Pazzi, moltissimi amici di Elisabetta e Vittorioprovenienti da Milano, tantissimi ferraresi della città e della provincia.
Don Giancarlo ha ricordato la figura cristiana e professionale di Rina sottolineando che di fronte al mistero grande ed angoscioso della morte che ci separa fisicamente dai nostri cari, bisogna guardare a Cristo che l'ha vinta con la forza dell'amore; mentre il nuovo parroco di Ro ha portato il cordoglio di tutti i compaesani.
Poi gli interventi di tanti amici e conoscenti che la conobbero e stimarono. Qualcuno ha letto i versi di un poeta greco che ha scritto : "La vita è una lunga ferita nell'esistenza", un altro ha detto di continuare a parlare dei nostri morti perché così loro resteranno sempre vivi; c’è stato chi ha lodato l'intelligenza di Rina pronta a conoscere prima il mondo dell'arte e poi quello dell'editoria che aveva catturato sua figlia a Milano, chi ha messo il luce il grande legame che univa Vittorio a sua madre ed il nipote che ha ricordato gli affetti familiari”.
Si è parlato di esuberanza, di generosità e forte personalità - ha esordito la figlia Elisabetta - ma quando in questi ultimi tempi li alternava a momenti di debolezza, mi ha regalato molta dolcezza.
Le sono stata vicina fino all'ultimo e quando si è fermata per trasferirsi altrove l'ho sentita dentro di me ed ho visto i suoi occhi. Per questo chi volesse ancora un po' dell'energia del suo calore , parli con me".
Questo nuovo ruolo della sorella diventata da figlia a madre di sua madre, ha colpito Vittorio che l'ha visto come un rovesciamento generazionale dove lui invece l'ha sempre sentita alla pari.
"Ho parlato di tanti morti che sono vivi nel mondo dell'arte e di amici scomparsi ma parlare di mia madre che non riesco a pensare che non ci sia più, è difficile; ora mancherà la colonna di una architettura come è stata la nostra famiglia; (concetto che però Vittorio nega personalmente perché visto come una minaccia ).
Ho detto a mio padre di scrivere un libro dedicato a lei e chiudo leggendo un passo del suo ultimo romanzo dove parla della vecchiaia e di lei che ancora quando lo vede, gli chiede un bacio.
Quando sono andato a trovarla il 2 novembre stimolandola e provocandola ho capito che stava sfuggendo dalla vita. Sono stato consolato dal fatto che l'avevo previsto e di sapere che la sua vita è stata piena e ricca e la vostra presenza lo conferma”.
Margherita Goberti
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