Comacchio stringe la mano alla cittadina di Beit Sahour
COMACCHIO. L’idea del viaggio in Terra Santa compiuto nei giorni scorsi dal sindaco Marco Fabbri e dal dirigente del settore Turismo e Cultura Roberto Cantagalli si è concretizzata in un atto...
COMACCHIO. L’idea del viaggio in Terra Santa compiuto nei giorni scorsi dal sindaco Marco Fabbri e dal dirigente del settore Turismo e Cultura Roberto Cantagalli si è concretizzata in un atto ufficiale, grazie alla sottoscrizione di un “Patto di amicizia tra le città di Comacchio e di Beit Sahour.” Conosciuta in tutto il mondo per la sua vicinanza con Betlemme, ricordata quale “campo dei pastori” in cui avvenne l’Annunciazione della nascita di Gesù, Beit Sahour è una cittadina palestinese, «che ha fatto della resistenza civile, non violenta, improntata sulla cultura, il suo punto di forza – ha sottolineato ieri mattina a palazzo Bellini il dirigente Cantagalli, introducendo le ragioni del viaggio - È un laboratorio di educazione civica, in cui i giovani si incontrano per sviluppare progetti musicali, teatrali, letterari, dove la cultura è la forma suprema di reazione alla paura». Il racconto del viaggio in Terra Santa, che rappresenta indubbiamente per tutta l’umanità un patrimonio storico, archeologico oltre che spirituale e religioso è stato accompagnato dalla proiezione di un video, dal quale il sindaco Fabbri ha preso spunto per evidenziare come «abbiamo voluto mettere in connessione le due comunità, lanciando un ponte di amicizia, tendendo la mano gli uni verso gli altri, per crescere insieme. Questo rappresenta l’inizio di un percorso che ci ha visti sottoscrivere in 3 lingue, con il sindaco Hany Hayek, un patto d’amicizia, nato dal basso». L’intento nobile del patto, al di là degli importanti scambi culturali e di conoscenza reciproca, che si svilupperanno tra i giovani e le scuole delle due comunità e delle azioni di cooperazione internazionale, consiste nel promuovere una visione di «comunità solidale, fatta non solo di cittadini che partecipano, ma in cui la gente non abbia paura di stringere la mano all’altro», ha specificato il dirigente Roberto Cantagalli. Il patto d’amicizia crea un ponte ideale con la città, afflitta dall’isolamento, ma proiettata a vincere la paura attraverso la cultura ed il turismo, per ridare speranza e futuro ai giovani. La prossima settimana il consiglio comunale dei ragazzi getterà le fondamenta del primo progetto culturale condiviso con gli alunni di Beit Sahour.
Katia Romagnoli
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