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Il fenomeno dei minimarket bangladesi

Il fenomeno dei minimarket bangladesi

Tesi di laurea sul tema. «Vuoti amministrativi che determinano conflitti e frammentazioni urbane»

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Un pioniere che si è occupato delle reazioni provocate nel tessuto sociale dal brulicare di esercizi commerciali bengalesi con orario non stop è stato Nicolas Frizziero, che ne ha fatto oggetto di tesi in Antropologia culturale all'Università di Ferrara, attraverso un'indagine qualitativa dell'argomento. «Dopo aver osservato il crescente numero di aperture di questi alimentari etnici, a ottobre 2014 ho iniziato una ricerca volta a chiarire qual è il modo in cui influiscono nella vita ferrarese. Nello specifico ciò che riguarda le relazioni tra pratiche sociali e spazio urbano, il fenomeno dell'immigrazione, la competizione economica e la gestione amministrativa del territorio».

Frizziero ha presentato il suo approfondimento lunedì scorso, all'interno del Laboratorio di studi urbani, e lo ha strutturato cominciando da uno sguardo “glocale”, neologismo coniato da Zygmunt Bauman, orientato prima all'identificazione del fenomeno migratorio dal Bangladesh e alle sue caratteristiche, per giungere poi all'analisi dell'insediamento di questi attori sociali in un passaggio di status da immigrati “semplici” a imprenditori immigrati.

«Una scelta razionale - è sceso nel dettaglio - è ricaduta su una parte di Ferrara, ovvero via Cortevecchia e dintorni, che può essere presa in esame quale caso di studio campione per gli altri in città. Il tipo di frequentazione e la posizione di tale area, ne fa un caso peculiare e privilegiato, dove nel maggio 2014 ha aperto l'ultimo minimarket. La bottega in questione presenta tutte le specificità con cui si possono confrontare gli altri: posizione strategica di facile raggiungimento e di continuo passaggio; orario di apertura continuato, compresi i giorni festivi; prezzi dei prodotti bassi e competitivi; merce in vendita qualsiasi genere, compresi gli alcolici».

A tal proposito, scarseggiano le pubblicazioni scientifiche che trattano l'argomento e in maniera laterale. Dopo aver scandagliato la bibliografia sulla trasformazione sociale, Frizziero ha tenuto un approccio etnografico semestrale, condotto sul campo. Quest'ultimo l'ha sviluppato grazie a una decina di interviste effettuate ai frequentatori abituali della strada e con l'utilizzo di diverse metodologie, così l'osservazione partecipante, la comparazione dei dati raccolti e la stesura di appunti sul diario di campo. «Si è dimostrato un caso - ha incalzato l’autore - che fa emergere come a causa di competitività economica, di vuoti amministrativi e dell'assenza di politiche di mediazione e inclusione, si stiano sviluppando una frammentazione urbana e una situazione conflittuale. Specie il vuoto amministrativo che andrebbe colmato a tutela delle ricadute etiche».

Infatti se anche gli esercenti ferraresi s'imponessero, mai si potrebbe arrestare il flusso di attività come queste, che comunque obbligano i titolari a una fatica perfino familiare notevole. E per evitare di prendere decisioni a difesa solo di una parte della popolazione, è necessario conoscere il fenomeno, in modo da accettarlo e orientarlo. «I bangladesi fanno riferimento a una comunità che si occupa di più punti vendita a gestione familiare e autoreferenziale - ha concluso Frizziero - Nella loro cultura è radicato un mutuo soccorso economico: più famiglie si aiutano reciprocamente per uscire dal paese di origine».

Matteo Bianchi

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